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Zattere e zattieri

tra S. Felice, Bribano, Falzè e Follina

Zattere e zattieri

tra S. Felice, Bribano, Falzè e Follina
1992 - Zattieri di Codissago navigano sul Piave verso Venezia

Il 1492 viene tuttora ricordato nelle nostre scuole come l’anno della scoperta dell’America. Pochi però sono a conoscenza che in quell’anno, precisamente domenica 3 giugno, avvenne la stesura dello statuto della Scuola (ossia Confraternita o Corporazione) dei zatari di San Nicolò che fissava le regole del navegàr per la Piave. Si riunirono nella chiesa di Borgo Piave (Belluno) dedicata a San Nicolò, loro patrono, tutti gli zattieri già iscritti a tale corporazione; ce n’erano di Belluno e dintorni, ma anche di Segusino e di Maserada; tra i presenti pure Zanicolo de Tomasin e Francesco Locho, entrambi di Carmegn. Tra le varie regole, si stabilì pure che chiunque avesse voluto esercitare l’arte de zatarìa doveva essere iscritto a tale Scuola e che gli abusivi sarebbero stati multati. Lo statuto venne approvato dal Maggior Consiglio di Belluno e infine ratificato dalla Repubblica di Venezia, divenendo quindi un atto ufficiale. Tutti gli atti relativi furono redatti dal notaio Dioneo Tison.
Gli zattieri di Bribano
Negli anni successivi si ha notizia che c’erano zattieri pure a Bribano. Era un mestiere pericoloso e non a caso a Bribanét c’è un oratorio dedicato a San Nicolò. Da un registro conservato nell’archivio comunale di Sedico sappiamo che il 6 gennaio 1878 annegò nel Cordevole (forse nelle vicinanze dei Meli?) Giovanni Caviola, conduttore di zattere nato il 6 agosto 1830, abitante a Bribano, coniugato con 3 figli.

Lo scrivente ricorda che decenni or sono un’anziana signora di Bribano gli disse: “Vengo dai Valeri (soprannome della famiglia) che facevano i zatèr”. Tra i conduttori di zattere per la nobile famiglia Brandolini, proprietaria dell’osteria e del deposito di vetriolo alla Barca di San Felice, c’era anche Marchioro Lusa di Bribano.

Nel 1680 condusse per il conte Guido VIII fino a Falzè di Piave una zattera composta da 353 pezzi, tra cui murali, mezzi murali e parecchie tavole di larice, molti tavoloni e tavole di abete, alcuni tronchi di larice e di abete. Per la legatura di tale zattera a Bribano il Lusa ricevette L. 11 e altre L. 14 per la condotta fino a Falzè. Il 26 dicembre 1685 ricevette L. 18 per ligar due zatte di tolle con le sache (assemblare due zattere di tavolame con rametti ritorti di nocciolo) e 16 lire per la condotta a Falzè (un’altra zattera era condotta da Z. Maria Dal Gier forse compaesano).
Naufragi e risse
Sulla zattera, mezzo veloce in passato per recarsi a Venezia o nella pianura veneta, salivano anche le persone: un viaggio pericoloso quando il Piave era grosso. Il parroco di San Vito di Valdobbiadene annotò nel libro dei morti le vittime di una zattera naufragata il 21 marzo 1867 nei pressi di Vas. Erano annegati, tra gli altri Giovanna Moro di anni 18 e Regina Costa vedova di Bortolo Costa di anni 40, entrambe di Bribano, Giovanni Stiz di anni 40 di Colderù, padre di una bimba di 18 mesi.

Disfatte le zattere e consegnati i materiali, i conduttori, spesso in piccoli gruppi, ritornavano a piedi ai loro paesi, passando per Follina e Tovena nelle cui osterie sostavano per riprendersi dalle fatiche e, se era tardi, vi pernottavano prima di risalire il sentiero del San Boldo. Le grandi bevute accendevano gli animi e frequenti erano le risse. Lo studioso Danilo Gasparini, nel libro Zattere, zattieri e menadàs, ci racconta l’esito di una. Era il 17 febbraio 1645 quando Lorenzo Cason di Bribano, oste ai Prà presso Follina, uccise lo zattiere Bernardo Losa pure di Bribano.

Il famiglio (servitore) del Losa si era lamentato con l’oste del poco mangiare portato in tavola e quest’ultimo si era infuriato ferendo mortalmente in ben 7 parti del corpo Bernardo Losa che aveva cercato di difendere il suo servitore. Leggendo il verbale, redatto per l’ispezione cadaverica, veniamo a conoscere l’abbigliamento di uno zattiere.

Questa è la parte che ci interessa: “… huomo maschio prostrato a terra con il ventre in su con il cappello sopra il collo, incrociate le gambe di statura longa, vestito con braghesse di panno verdone, giuppone di panno beretino con una gonnella di panno beretino, camisolla di panno rosso con calze di panno beretino et sopracolo senza scarpe … di faccia rossa con capelli negri et bassi d’età all’aspetto d’anni 40 in circa …”
Con sé aveva “un libretto da ricevute, una corona (del rosario), un anghiero e un paio di scarpe” e i testimoni dissero che era “homo dabene… che non dava mai travaglio alcuno”. Nonostante una pace extragiudiziale col figlio dello zattiere ucciso, l’oste venne condannato al bando perpetuo.

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