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Vita di piazza a Sossai

un ritrovo fisico e non virtuale

Vita di piazza a Sossai

un ritrovo fisico e non virtuale

Guardando oggi la piazza di Sossai dove trova i natali la nostra Emilietta, protagonista della copertina di questo mese, con da un lato la chiesa di Santa Giustina e San Zenone, dall’altro la fontana e lavatoio con affiancata la strada che porta a San Gaetano – ci è difficile immaginare che, negli anni Settanta, fosse il centro del mondo sportivo della frazione.

La piazza era campo di calcio con le porte collocate una tra un gabinetto e un palo della luce, l’altra tra un secondo gabinetto e l’angolo di una casa; come si può intuire, i limiti non erano marcati ma erano ben definiti nella mente dei giocatori. Il pallone era il famoso “super tele” da mille lire comprato dal mitico “Bagetto” che finiva immancabilmente bucato, finendo sul roseto vicino o sequestrato dalla signora “Già” che aveva la casa a confine con lo “stadio”.

Due squadre di cinque giocatori i più grandi, mentre i più giovani, seduti sul muretto del sagrato, aspettavano che qualche giocatore fosse richiamato a casa: partite interminabili che finivano con il fatidico “Chi segna questo goal vince la partita”. Verso sera c’erano inoltre parecchie interruzioni perché i paesani portavano le mucche ad abbeverarsi alla fontana. Tutti con il fiato sospeso sperando che le bovine non lasciassero a terra le loro deiezioni, che nel caso prontamente venivano asportate e la zona coperta con sabbia.

C’era anche la vecchietta che, con pala, scopa e carriola, raccoglieva lungo la strada le fumanti “bugazze” che poi servivano per concimare l’orto. Ora non ci sono più mucche ma tanti cani portati a passeggio che si dissetano alla fontana, ma i loro padroni non sono tutti solerti e premurosi nel raccogliere i “ricordini” degli amici a quattro zampe.

Il lavatoio, ancora funzionante e in ottimo stato, era regno del “gossip” dove le donne si raccontavano le vicende e i pettegolezzi del paese, mentre lavavano i panni, e finivano con il classico “Me racomando, tientelo par ti” anche se tutto il paese ne era a conoscenza.

La chiesetta, l’edificio ben curato dove la messa festiva si celebra tutt’oggi, era naturalmente il centro della vita religiosa e sociale del paese dove erano scandite le stagioni e la giornata con i vari momenti di riflessione e “orazione”. I ragazzini andavano al catechismo (obbligatorio), fioretto (obbligatorio) e novene varie (obbligatorie) con grande partecipazione che animava in ogni dove la piazzetta. Non mancavano, negli angoli e per le viuzze, i classici giochi di cui nascondino era il principale.

Questa pur breve rappresentazione ci fa capire quanto la piazza fosse il centro sociale della comunità e quanto il luogo contasse per creare i rapporti personali e formare la solidarietà. Ora altri sono i luoghi di incontro, quelli virtuali di Internet; ci pare però che si sia persa una ricchezza che i nuovi modi non hanno sostituito e dovremmo forse ritrovare l’occasione di “venderci” in piazza.

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