Arrivando da Belluno, giù verso la Piave, c’è la frazione di Visome, terra chiusa dalle acque. È la prima cosa che Giovanni e Rino, i miei ciceroni di questo mese, mi raccontano mentre passeggiamo per la vecchia strada, stretta e a tratti irregolare, verso il Cicogna.
Visome nasce tre il torrente Cicogna al confine con Limana, il Turriga che scende dal Castionese e la Piave, il grande fiume le cui grave sono subito dietro quegli alberi laggiù. Questa fino agli anni Cinquanta era l’unica strada da Belluno a Feltre. Poi nel dopoguerra hanno costruito la strada larga che taglia il paese più su e nei primi anni duemila la tangenziale della sinistra Piave. In pratica man mano che cresceva il traffico il paese è stato tagliato fuori.
E, secondo voi, è un bene o un male? Mi pare che la tangenziale sia molto frequentata e rumorosa. «Indubbiamente il traffico di oggi non potrebbe stare in mezzo a queste vie. Come vedi la nostra frazione è molto popolata e ha un tessuto edilizio antico. Abbiamo avuto nel tempo vari interventi di ristrutturazione: si è cercato in molti casi di mantenere i tratti tipici delle case rurali come i muri a sassi e di riqualificare aree semi abbandonate, come le stalle che una volta stavano qui, proprio di fronte alla chiesa. Abbiamo ancora alcune case “de na olta, col piol in legno e la cantina de piera”».
Intorno ci sono molte belle case affacciate sulle vie: apprendo che all’interno ciascuna ha il suo brolo, come nei palazzi gentilizi delle città. Nonostante sia venerdì pomeriggio, ci sono molti passanti e gente in giro, cosa che mi stupisce e di cui chiedo subito il motivo. «Noi siamo un paesotto niente male! Abbiamo tre bar, vari B&B, un supermercato, un panificio, la posta, una parrucchiera e un negozio di autoricambi. Aver mantenuto il tessuto commerciale significa anche conservare le relazioni che una volta erano normali ma che adesso si fa sempre più fatica a trovare: un giro di ombre, due “ciacole” alla spesa, un sorriso scambiato per strada».
Ad un certo punto si ferma un’auto: spunta dal finestrino il sorriso gentile di una signora che, incuriosita, si ferma a salutare. Conosco così Silvia, capo cuciniera del gruppo Pantera Rosa. Nel circondario di Belluno e Limana tutti conoscono le attività sociali di questa società e sempre chiedono perché si chiami così. «Perché noi siamo un paese di gente di buon umore, a cui piace stare insieme e darsi da fare. Nel 1975, quando abbiamo fatto le prime riunioni, il dilemma del nome è stato subito risolto: vi piacciono i cartoni animati della Pantera Rosa? Tutti dissero di sì e fummo rosa per sempre! Da allora il gruppone di paesani organizza la festa del patrono e degli anziani, la pedonata, San Nicolò. Nel 2011 per la corsa in rosa (il Giro d’Italia) non potevamo farci sfuggire l’occasione di fare una grande installazione con la Pantera Rosa. Partecipiamo ai tornei di calcio con i ragazzi, al Carnevale castionese e alla festa degli orti con le giovani famiglie, facciamo le castagnate di S. Martino a Belluno. Negli anni abbiamo collaborato a ristrutturare la canonica, i campi da tennis parrocchiali e, quando avevamo ancora la parrocchia retta da don Aldo Belli, la colonia marina del Villaggio San Paolo al Cavallino. Facciamo un po’ fatica a coinvolgere le nuove generazioni ma noi insistiamo e cerchiamo di creare occasioni per tutti».
Insomma, Visome, che ha anche una diramazione territoriale nel borgo di Rivamaor, è una realtà importante, popolosa e strutturata. Una frazione che, forte della sua posizione di passaggio e scambio, accoglie e cura tradizioni, case e persone. Non per niente la prima gelateria da asporto di Belluno, la gelateria Martini con coni a venti lire è nata proprio qui. E qui e se la ricordano tutti.