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Villabruna negli anni ’50

Attività, storia e memoria

Villabruna negli anni ’50

Attività, storia e memoria

In occasione dei festeggiamenti per raccogliere fondi per il restauro della chiesa locale, Ivano Bortoluz ha scavato nei suoi ricordi di gioventù descrivendo con grande capacità come era allora Villabruna. Storia e memoria dei tempi andati che, con la collaborazione di tutti (e la raccolta di foto, aneddoti, curiosità) dovrebbe diventare una pubblicazione per futuro ricordo, soprattutto per le giovani generazioni, per non dimenticare le radici.
Di seguito un testo, con in corsivo note e commenti dello scrivente, che per motivi di spazio viene riassunto. Invitiamo a percorrere l’itinerario descritto per visionare e apprezzare i luoghi citati da “noi, ragazzi degli anni 50” immaginando di trovarsi in quel periodo.

Partiamo dalla piazza; a sinistra si erge la chiesa parrocchiale. Sulla facciata si può scorgere l’affresco raffigurante San Giorgio (quello antico è scomparso e negli anni 90 è stato rifatto dal bravo Giovanni Pivetta; la chiesa è datata 1610). A lato si trova la canonica, dove andiamo a dottrina, mentre nella sala Pio X possiamo giocare: di recente abbiamo ricevuto pistole giocattolo… siamo veri Cowboys!
A destra della piazza il negozio di alimentari di Romeo Sabbadin; quando mamma ci manda a fare la spesa, a volte ci andiamo con la bottiglia: vino, olio, aceto (senza le attuali confezioni in plastica), lo zucchero, la farina, la marmellata vengono confezionati con la carta azzurra o gialla, molti clienti si recano muniti di un libretto ove viene annotata la spesa. Il conto viene saldato a fine mese (non sempre, causa povertà!).

In centro c’è la fontana, di solito le donne vi si recano per lavare i panni; davanti c’è un’osteria, vi è il telefono pubblico; è arrivata la televisione (un solo canale, che bello!): dopo il telegiornale della sera, il lunedì danno un film, il giovedì il quiz “Lascia o raddoppia”, il sabato “il Musichiere”, la domenica il teleromanzo; per noi ragazzi, con in mano le venti lire, che per entrare aspettiamo le cinque, c’è Rin Tin Tin mentre beviamo un bicchiere di spuma.

Proseguendo a destra l’ambulatorio del dottor Cinel, di fronte l’altro negozio di alimentari di Evaristo Boscarin, a fianco la macelleria Cadorin “il becher”. Andando avanti c’era la Zemira che vendeva pane, ora Chiesurin il barbiere, più avanti il bar “La pesa” gestito dalla Lamona (originaria di Lamon) col marito Tatto, responsabile Aci di Feltre; di fronte Giio Billa con edicola, frutta e verdura, dove noi ragazzi acquistiamo “il Monello”, le mamme “Bolero” e “Grand Hotel”.

Ed ora ecco il Bazar, articoli per la casa e giocattoli di Tony Zenon, cantante lirico (che canta il Trovatore), poi c’è Sasset con ferramenta e bombole del gas, sul lato opposto un altro negozio di frutta e verdura, dove la sera veniamo col pentolino a prendere il latte. A sinistra ecco le due Marie, madre e figlia, che lavorano lana per trapunte (sono chiamate le “ Marie Imbotide”). Arriviamo alla farmacia, col vaso di giuggiole; non abbiamo visto passare la corriera di Mognol e le sole due auto del paese, quelle dei tassisti Nando e Giorgio del Toto.

Tornando c’è la casa di Berto Conicia, nella fontana si abbeverano le mucche di Gino Maoret e Berto Fortaia, più avanti Angelin il calzolaio, chiamato “scarper”. Ed ecco l’ufficio postale, vicino alcune biciclette che saranno riparate da Nani e Tilio, padre e figlio, vicino l’orto di Maria Corona col susiner protetto a vista, e concludiamo col mitico Proterio il sarto: dalla radio sempre accesa sentiamo Radio Capodistria; le lavoranti sono Annamaria, Irene, Gabriella, Lisetta e Clorinda. Proterio come ogni sera andrà al bar “La Pesa”, luogo di ritrovo e filò.

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