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Villa Villalta

nel verde della collina di Cart

Villa Villalta

nel verde della collina di Cart

Raggiungere Villa Villalta è un nostalgico viaggio fra memorie che ci appartengono da sempre. Storie che ognuno ha scritto con ricordi dei propri avi, racconti indelebili ed emozioni che travolgono l’oggi.

Realizzata sulla solatia collina di Cart, luogo noto per la presenza di innumerevoli antiche ville realizzate in un Rinascimento in cui la città di Feltre rifioriva di commerci e mercati, si distingue per l’immenso verde che la circonda. Un fortunato caso ha voluto che tutti gli elementi storici che la compongono siano giunti sino a noi integri, ricchi di testimonianze materiali che denotano un sapiente uso di abili maestranze. Grandi pietre squadrate di tufo, ciottoli di granito, raffinate colonne in rosso ammonitico ad eccezione dell’ultima verso tramontana in solido calcare a foraminiferi, poderose tavole in castagno su solide travature e pavimenti a mattoncini al primo piano e ancora acciottolati al pianterreno. Il recentissimo curato intervento di manutenzione delle coperture consente d’ora in poi un’ulteriore conservazione e tutela.

Proprietà nel Medioevo del Vescovo di Feltre e Belluno Adalgerio di Villalta (1257), era a quel tempo una solida tipica Casa-Torre con un orizzonte invidiabile verso la viabilità con passi su crinali di montagne tutt’attorno. Ad Aldigeri di Villalta (apprezzato medico, 1460-1495) potrebbe essere riferibile l’aggiunta della luminosa loggia affacciata sulla città di Feltre in un dimostrazione di utilizzo del Bene con uno scopo umanistico-poetico. Vi era, infatti, sullo storico viale di Cart una villa della stessa famiglia passata in seguito alla dinastia Bianchi, nota per la chiesetta e l’identificazione di San Liberale. Ultimamente la grande proprietà è passata sempre per dinastie al femminile: oggi le tre sorelle, ultime proprietarie, circondandosi dei romantici racconti della mamma, hanno voluto restituire al bene un quotidiano futuro occupandosi del restauro e della valorizzazione, aprendo l’antica porta con rara cordialità.

E sarà un rinnovato piacere rivedere il luogo nelle giornate dedicate alle Ville Venete i prossimi 20-21 maggio. Aprire quella porta ad arco, salire la lunga buia scala per ammirare un luminoso panorama dall’ampio loggiato (ritrovabile puntualmente negli affreschi di Palazzo De Mezzan in città) ed interpretare fisicamente, ancora, il ruolo dei graditi ospiti. Entrare nella stanza del caminetto circondata dagli antichi affreschi, quelli sì veramente importanti, definiti “madre di tutti gli affreschi di Feltre” con rappresentazioni bucoliche di gaie pecore al pascolo, corse di cani, giochi di candide dame su ampi spazi pavimentati; e soprattutto la “Dama in Rosso”, straordinario esempio di personaggio intento a raccogliere semi da un grande simbolico fiore, il giglio di San Giovanni dai grandi petali, con un mirabile effetto grafico in cui diventa, in primo piano, grande come la figura umana, per raccoglierli in un cesto col tipico “bigól” in spalla. Elementi tutti che trovano in seguito, in pieno Rinascimento, ampia continua riproposizione in tutti i palazzi di città.

Nella cucina con camino centrale al piano inferiore pare (anzi è certa l’emozione) di entrare in un antico misterioso castello.

Grandi costruzioni rurali inoltre consentiranno di disporre di ulteriori spazi per un futuro utilizzo del luogo in maniera veramente integrata ad un territorio verde circondato da sorgenti, vallette che una particolare conformazione tettonica direziona tutte verso la storica chiesetta di Sant’Anna, da cui partivano gli storici sentieri verso la collina.

Un apprezzabile monumento che permane nella vita delle persone come patrimonio diffuso e che d’ora in poi continuerà ad alimentare il senso di comunità ed a rinnovarlo nel tempo. Non è solo questione di grandezza e potere; è soprattutto la capacità di farsi simbolo di generosità e di forza che si sprigionano e avvolgono tutto.

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