La parola Villa deriva dal latino: si riferisce a un possesso rurale. Successivamente ha acquisito il significato di villaggio periferico. Oggi non è più così, vista la continuità dei fabbricati tra Villa e Sedico.
Il territorio e l’emigrazione
La maggior parte dei terreni della zona aveva una buona resa sia in fieno che in prodotti agricoli. Nel secolo scorso però a Villa pochi erano gli agricoltori locali in possesso di terreni propri: la maggior parte infatti era costituita da coloni mezzadri.
Nel 1818 a Villa abitavano 67 persone, di cui 2 possidenti e 12 famiglie di mezzadri. Le famiglie erano numerose e molte ragazze e donne emigravano nelle città italiane per lavorare come balie e domestiche oppure all’estero per lavorare nelle fabbriche. Gli uomini si dirigevano per lo più in Svizzera, Belgio e Francia: tra essi Silvio Pasa che verrà insignito in Francia della Legion d’Onore.
Gli abitanti
Non possiamo chiamarli villani; il padre dello scrivente infatti diceva: “Non è villano chi di Villa stia, ma è villano chi reca villania”. Sembra che anche la gente di Villa anticamente si amministrasse con la Regola, istituzione che riuniva i capi delle famiglie (allora patriarcali) per assumere le decisioni interessanti tutta quella comunità.
Nel 1674 a Villa c’erano 42 bambini e 78 adulti; nel 1708 i minori erano 35 e gli adulti 85; nel 1725 i bambini erano 30 e gli adulti 80 (a Sedico c’erano 130 bambini e 318 adulti).
La chiesa
Dedicata ai santi Gervasio e Protasio, è molto antica (eretta tra fine 1400 e inizi 1500, era dotata di 10 terreni e una casa colonica per il suo mantenimento). Il paliotto dell’altare testimonia la devozione pure alla Madonna del Carmine. Durante la 1a Guerra Mondiale fu aggiunta la cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. Dal 2005 al 2009 la chiesa è stata oggetto di radicali lavori di restauro. Nel 2015 è stata provvista di due artistiche porte realizzate dalla Scuola del Legno di Sedico.
L’osteria e il bar
In passato, nella parte più vecchia di Villa c’era l’osteria dei Busa (D’Incà) gestita da Erminia Farenzena sposata D’Incà, dove si beveva, si giocava a carte e con le bocce. Agli inizi degli anni ’50, dopo la cessazione dei Busa, venne aperto il bar da Gervasi (Gervasio Tibolla) che costruì la sua casa al margine dell’abitato: aveva un locale spazioso e pure un campo per il gioco delle bocce.
Il teatro
Subito dopo la seconda guerra mondiale, una quindicina di giovanotti, nel periodo di carnevale, dava nella tieda degli Stiz delle rappresentazioni teatrali. Alla fine della commedia passavano col cappello tra gli spettatori. Entrava quindi in azione la fisarmonica e la gente ballava fino a mezzanotte.
La falegnameria
Fu avviata verso il 1953-54 nel centro di Villa dall’artigiano locale Ernesto Deon che aveva imparato il mestiere nella falegnameria di Dell’Antone ai Meli. L’azienda di Deon era specializzata nella lavorazione di serramenti, arredi per abitazioni e bar. Al massimo poteva avere 15 occupati. Nel 1967 fu ampliato il laboratorio. Nel 1976 uno dei figli avviò un’altra falegnameria a Sedico. Nel 1986 quella di Villa subì un violento incendio. Cessò la sua attività nel 2000.