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Villa Buzzati a Visome

Vecchia casa... Muri amati

Villa Buzzati a Visome

Vecchia casa... Muri amati

Questo è il suo giardino, signore, e tutto ciò che succede nella sua vita, signore, avrà un seguito precisamente qui»

  • “Le gobbe nel giardino” – 1963

Luogo molto studiato quale giardino edenico, San Pellegrino, ma forse non abbastanza veduto. Pur col nostro sguardo di adulti e non con l’occhio di quel bambino che forse attraversava l’aria lucida, di sbieco, fino alla prima siepe di carpino, giù in fondo (quanto lontana, quanto alta!) vedremmo una villa, il famoso granaio, un giardino…

Villa Buzzati, in località San Pellegrino, nella campagna appena fuori Belluno, è una villa cinquecentesca, ottocentesca per diversi e radicali restauri e trasformazioni nella sua forma attuale, di proprietà della famiglia dal 1811. Vista nell’insieme, questa dimora, che “rappresenta il più significativo esempio nella zona di residenza di campagna di tipo ‘romantico’”, è tratteggiata negli studi sulle ville del Bellunese quale sorta di tavola scenica, per ciò che le ha impresso l’arte del Pittoresco unitamente alla posizione su cui poggia, una collina sopra il Piave con vista sulla città di Belluno.

Ma come vedeva, come sentiva, come guardava «dal primo gradino della scala», «verso le vecchie stanze solitarie che aspettano» quel bambino che poi sarebbe diventato il Buzzati che conosciamo? Bambino piccolo, ai suoi occhi le grandi dimensioni delle stanze, labirinti, odori buoni, odori di libri troppo vecchi.
Pulsioni interagenti di bisogno di sicurezza nel rifugio e naturali richiami del ‘fuori’, dove lepri, rane, bambini, odori di legno, alberi da salire, rondini, fieno, e grandi finestre forse spesso chiuse, ma spalancate comunque su orizzonti indistinti e perciò belli, di cielo mutevole, e montagne misteriosissime. Incubi notturni, la madre consolatrice, i libri letti-narrati, mura domestiche buone, odori, alle pareti i ritratti degli antenati.
È fin troppo risaputo che la dimora di San Pellegrino è stata il centro del suo universo poetico, il nucleo del suo stesso cuore, il tempio della sua fantasia, ci basti quel suo “la mia casa è questa qui… a San Pellegrino”, ed è notevole che lui dia all’intervistatore questo toponimo, quale sorta di sacra cittadella e non dica “Belluno”, città pur definita altrove “mia patria”.

È certo che Dino, fin da piccolo, in questa dimora ha riconosciuto un silenzio pieno di echi, e il passare delle vite, e il loro essere eterne in una fiera segretezza che lui di certo ha voluto custodire prima ancora che risvegliare.

Ecco i racconti in cui è riconoscibile Villa Buzzati:

Al solito posto, 1936; La notte, 1949 (già La paura) nel 1946, I reziarii, 1947; Un pezzo di prato, 1950; La patria, 1951; Conigli sotto la luna, 1951;
Plenilunio, 1952; I vantaggi del progresso, 1952; Il macigno, sezione di Motivi del 1955; L’usignolo, sezione di Motivi del 1956; Fantasma ribelle, 1958; Le gobbe in giardino, 1963; Il giardino, sezione de Viaggi agli inferni del secolo, 1964; Dolce notte, 1966; L’autostrada, sezione di Solitudini, 1966; Che accadrà il 12 ottobre?, 1967; La camera chiusa, 1967; Plenilunio, 1970 (Le notti difficili); Il rospo, 1971, ne Il reggimento parte all’alba;
Duilio Ronconi, Possidente, idem; La stanza, la casa, idem; Lo spirito del granaio, idem; Il gigante, idem; già in Alberi; Ricordo; idem (già in Alberi).

Per approfondimenti vedere il libro “Lassù… Laggiù… Il paesaggio veneto nella pagina di Dino Buzzati” – Patrizia Dalla Rosa, Venezia, Marsilio, 2013, da cui sono tratti i pasaggi nel testo.

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