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Villa Bellati a Vignui

un patrimonio architettonico e storico... in rovina!

Villa Bellati a Vignui

un patrimonio architettonico e storico... in rovina!

La storia di Villa Bellati inizia nel 1671 con l’acquisto di beni comunali da parte del nobile feltrino Agostino Bellatto che vi realizzò un primo edificio, poi ricostruito ed ampliato agli inizi del 1700 quale luogo di villeggiatura. Il complesso venne poi restaurato completamente nel 1850 da Giovanni Battista Bellati (noto agronomo del tempo) che lo dedicò a San Giuseppe. Durante la prima guerra mondiale la villa venne fortemente danneggiata e poi nuovamente restaurata. L’ultima proprietaria della nobile famiglia Bellati fu la contessa Ada, che ricoprì pure la prestigiosa carica di madrina della sezione Alpini di Feltre. Il complesso viene comunemente chiamato Villa Bellati e sorge in via Le Case, tra gli abitati di Umin e Vignui.

È uno dei più pregevoli esempi di villa settecentesca; essa era abbellita da un gran giardino alberato e persino da un laghetto in cui si allevavano le trote. La bella villa è caratterizzata da un corpo orizzontale scandito dal leggero avanzamento delle torrette laterali semi ottagonali e del corpo centrale che regge il timpano. Venne realizzata anche una chiesetta a pianta rettangolare alla quale venne poi aggiunta un’absidiola poligonale a volta. Le pareti sono ripartite da cornici che ospitavano preziosi dipinti su tela, decorazioni con motivi floreali, ghirlande e puttini in stucco; il cartiglio è attribuito al Piazzetta, autore pure del gruppo scultoreo in marmo bianco posto sull’altare, che è decorato con marmi policromi ad intarsio.

Il Preventorio Veneto contro la T.B.C.
Nel primo periodo dopo la seconda guerra mondiale la struttura divenne sede del Preventorio Veneto per la cura della T.B.C. Dopo il terribile e fallimentare conflitto voluto dal Duce e dai suoi sodali nazisti, infatti, la terribile malattia polmonare detta tubercolosi era molto diffusa; non esistevano all’epoca vaccini e le cure consistevano nell’isolamento e nel respirare aria sana e salubre. Perciò la bella villa venne ampliata con ulteriori padiglioni, destinati a convitto con camerate ed altro, che in una eventuale ristrutturazione andrebbero eliminati o comunque ripensati. Il preventorio Veneto ospitava tanti bambini isolati, ma che potevano tuttavia frequentare la scuola interna per i piccoli malati che provenivano dall’intero Triveneto.

La villa oggi è in vendita
Il grande storico complesso, dopo precedenti vari tentativi, è ora di nuovo in vendita per la modica somma di 500 mila euro, ma ci vorrebbero fior di milioni per il suo ripristino. Nel 2005 dopo una serie di atti vandalici, la villa subì pure dei furti che vennero denunciati; i giovani vandali furono identificati, non fu inoltrata denuncia perché minorenni, ma, se leggono queste pagine, dovrebbero provare ancora vergogna. Negli ultimi trent’anni il complesso ha avuto varie manifestazioni d’interesse, da presunta sede del Parco Dolomiti Bellunesi a improbabile luogo di un Casinò, idea prospettata da un sindaco feltrino; intanto il degrado continua e chissà quale fine farà.

Ricordo di un ospite del Preventorio
Giosuè Pellin, classe 1946 – che deve il suo nome al nonno eroicamente caduto in guerra nel 1918 sul fronte del Piave, durante la battaglia finale detta del Solstizio – è stato ospite del Preventorio dai primi mesi del 1953 fino all’estate del 1954. Ricorda la frequentazione delle scuole elementari gestite dalle suore, che fungevano pure da insegnanti, inservienti e cuoche; esse erano di Umin. Nella struttura vi era pure un attrezzato ambulatorio medico con sala raggi X, gestito dall’indimenticato dottor Piero Bonsembiante. Il vitto e l’alloggio erano buoni e i ragazzi malati di tubercolosi oltre un centinaio. Giosuè, dall’estate 1954 e fino al 1955, venne trasferito al Preventorio di Col Perer situato a maggior altitudine; qui ricevette la prima Comunione, ma ricorda che per i primi due anni non potè vedere i genitori che pur abitavano vicino, cioè a Villabruna.

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