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Villa Barpo Miari Zampieri

da fortificazione bizantina a villa padronale

Villa Barpo Miari Zampieri

da fortificazione bizantina a villa padronale
Villa Barpo Miari Zampieri

Ho scoperto questa villa quasi per caso ma, da quando l’ho visitata, mi sono innamorato di questo posto e del panorama che lo circonda.
Un giorno, durante la conversazione con un amico, è emerso che questi abitava a Cor (posto al centro di un triangolo ideale creato da Castion, Castoi e Visome) in una villa veneta e ho colto l’occasione di un invito per vedere dal vivo questa meraviglia.
Successivamente un altro amico, esperto di storia locale, mi ha fornito dei materiali che sono lieto di condividere.

Un po’ di storia
La villa è posta su un colle tra il fiume Piave e il Nevegal e ancora oggi mantiene il suo legame con il mondo rurale in quanto è circondata da grandi campi coltivati. Grazie a dei reperti rinvenuti in loco, si può affermare che questa zona era già popolata in epoca preromana e poi romana; nel periodo che viene indicato come tardoantico, vi venne costruita una fortificazione attribuita da importanti studiosi all’epoca bizantina. Cessata la sua funzione difensiva andò lentamente in rovina fino a che, stabilita una pace duratura dopo la conquista di Venezia del 1420, con i resti di questo rudere, fu edificata la villa che rimase di proprietà della famiglia Barpo fino al 1597.

Successivamente passò ai Miari fino al 1805 per poi diventare di proprietà degli Zasso che la trasformarono in azienda agricola.
Alla fine degli anni 80 venne recuperata e sapientemente restaurata dalla famiglia Zampieri che poi cedette parte del complesso della villa agli attuali proprietari. Questo intervento terminato nel 1998 ha ricevuto nel tempo il plauso di vari storici e studiosi: “Dopo i recenti interventi il complesso si trova in un ottimo stato di conservazione, tanto più se lo si confronta con la situazione di inizi anni ottanta” (cit. da “Ville venete: la provincia di Belluno”).

Il complesso della villa
Il complesso si sviluppa intorno ad una corte, con la parte residenziale disposta sul lato orientale e gli edifici rustici (stalle, fienili, forni, granai, cantine) sulle ali nord e sud.
Questa disposizione è stata pensata per ottenere il maggior irraggiamento possibile durante l’inverno: i fabbricati prendono la luce diretta del sole da mattina a sera in ogni stagione.
In origine la corte era chiusa sui quattro lati e vi si accedeva tramite due portali d’ingresso ad arco di cui uno ancora visibile.

Le facciate esterne
La composizione della facciata principale è massiccia con un porticato al pianterreno e finestre ad arco al piano superiore.
Sulle pareti principali troviamo una decorazione a graffito del 1600 che riporta fasce marcapiano, decorazioni a bugne e volute sulle finestre (simili a quelle presenti sulla facciata di una villa a Landris di Sedico) realizzati con calce su intonaco grezzo.
Impronte visibili sul muro indicano la presenza di due terrazzini rimossi nel Novecento.

Gli ambienti interni
Le varie modifiche fatte nel corso dei secoli hanno razionalizzato gli spazi ma ci permettono ancora di apprezzare la disposizione originaria degli ambienti. Inoltre il recente restauro consente di apprezzare nuovamente gli affreschi del 1500 rinvenuti in una sala, le porte originali a due ante del piano superiore e i pavimenti in legno restaurati e riposizionati. I dipinti cinquecenteschi rappresentano una finta architettura in cui ritroviamo soggetti femminili e putti nella fascia inferiore mentre in quella superiore vediamo delle scene agresti a soggetto mitologico.

Curiosità sulla villa
Tra i racconti tramandati intorno alla villa, arriva ai giorni nostri un episodio particolare riguardante la moglie di uno dei proprietari che nei secoli scorsi hanno abitato questa dimora. Si racconta, infatti, che questa donna avesse tradito il marito e dato alla luce due gemelli. In risposta il marito decise di uccidere i neonati e murare la consorte nella camera dove sono visibili tuttora gli affreschi che, coincidenza vuole, rappresentano due putti nella parte bassa e una donna inseguita dal demonio in quella superiore. Inoltre, anni fa durante degli scavi, è stato trovato nei pressi della villa un piccolo sarcofago di pietra probabilmente realizzato proprio per un bambino. Infine, durante il restauro, si è visto che le pareti della stanza furono fatte con materiale massiccio e solido a differenza di quelle attigue e nel muro è stato rinvenuto un canale che scende fino alla cantina che serviva probabilmente come latrina.

LA FORTIFICAZIONE DIFENSIVA
Negli anni 70, con l’assistenza dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Padova, l’architetto Mauro Vedana effettuò un saggio di scavo all’interno della fortificazione. Fu quindi possibile rilevare la forma della struttura e vennero alla luce reperti altomedievali (frecce e ceramica). Inoltre si stabilì che questa costruzione poggiava su una di epoca precedente.

Il castello di Cor
Alla luce dello scavo e dei successivi studi è stato possibile definire che il castello fu una fortificazione tardo antica di probabile epoca bizantina costituita da una torre, un edificio principale, oltre a tre cinte concentriche esterne degradanti (munite forse di palizzate). Questa fortificazione ci conferma che il Bellunese era fortemente presidiato e munito di difese già in epoca antica: studiosi dei secoli passati ci riportano nomi ormai dimenticati di fortilizi costruiti poco dopo la caduta dell’Impero Romano: i castelli di Baldiniga, Mirabello, Landredo, San Boldo, San Pietro in Tuba, Castione, Casamatta, Sant’Andrea, San Giorgio di Soccher, Medone, Castello Lavazzo, Castello sul colle del Bongaio.
Tornando al castello di Cor non va dimenticato che:
per accedere alla torre occorreva superare una porta sbieca: questa è stata riscontrata spesso in fortificazioni bizantine. Questo stratagemma permetteva ad un solo uomo, munito di scudo e spada, di difendere il difficile ingresso alla torre;
a lato del castello è stata ritrovata una cisterna di 8,5/9 metri di profondità che era utile all’approvvigionamento dell’acqua in caso di assedio, delimitata da blocchi regolari posizionati a secco e impermeabilizzata con un rivestimento in creta.
l’ingresso al vano principale era costituito da tre gradini di misura crescente verso l’interno per posizionare pesanti porte chiuse da barre trasversali.

Altra cosa interessante riguarda il fatto che il castello potesse avere anche la funzione di residenza di un comandante locale di alto rango poiché il vano principale fa ritenere che il complesso difensivo fosse costituito dalla torre e da un fabbricato più basso. Anche la raffinatezza dell’intonaco, le scale più larghe del necessario e la lavorazione delle pietre fanno pensare a qualcosa di più di una semplice torre.

Curiosità sulla fortificazione
Alcuni contadini della zona, in vita nel periodo degli scavi degli anni 70 del 1900, raccontarono di un passaggio scavato nel terreno che, in caso di assedio, permetteva una via di fuga alla base del colle; cunicolo che dichiararono di aver attraversato più volte ma di cui, per il momento, non si è trovata traccia.

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