800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Vignole, tra confini, carrettieri e memoria della Grande guerra

Storia, vite e coraggio in una frazione divisa tra Sedico e Belluno.

Vignole, tra confini, carrettieri e memoria della Grande guerra

Storia, vite e coraggio in una frazione divisa tra Sedico e Belluno.

La località si trova parte in comune di Sedico e parte in quello di Belluno e il confine, proprio qui, appare alquanto strano, forse dovuto a vicende addirittura medievali. Prende il nome da antichi vigneti, come Vignui nella zona di Feltre. Un tempo, prima che la fillossera (un piccolo insetto giunto dall’America) distruggesse, alla fine del 1800, circa l’80 % dei vigneti, la coltivazione della vite era anche da noi molto diffusa.

Gron assegnato a Sospirolo

Un tempo la zona di là del Cordevole (con le sue segherie) fino al torrente Mis faceva parte del territorio di Sedico. Fu durante la dominazione austriaca (verso il 1848) che Gron fu assegnato al comune di Sospirolo. Per questo motivo il territorio del Comune di Sedico presenta un’anomala strozzatura tra l’abitato di Vignole e la vicina rotatoria in vista di Mas.

Una via con due nomi

È la medesima arteria che attraversa il confine tra i due comuni: si chiama via dell’Agordàn il tratto in comune di Belluno, mentre proseguendo nel comune di Sedico diventa via Mastellà, nomi dal significato abbastanza oscuro.

I carrettieri di Vignole

Uno dei Casagrande, detti Biasi, venuto su dalle “Basse”, si era trasferito a Vignole in un grande casamento che aveva sul retro le stalle. Trasportava pirite dalla Valle Imperina a Bribano col suo carro tirato da quattro buoi. Aveva un figlio e una figlia (sposata con un carrettiere del padre) che a loro volta facevano i carrettieri con due batterie ciascuno (per batteria si intende un carro da trasporto tirato da quattro animali, di solito cavalli). Tra i carrettieri di Vignole (in comune di Belluno) c’era pure Celeste Dall’Ier che sarà protagonista di una vicenda ancora nella memoria dei più anziani.

Salvata a Vignole la bandiera di un Reggimento

Durante la ritirata delle truppe italiane (autunno 1917), dopo la disfatta di Caporetto, a Vignole capitò che alcuni soldati del 46° Reggimento di Fanteria, in procinto di essere catturati dal nemico, entrarono in casa di Celeste Dall’Ier per evitare che la bandiera cadesse in mano tedesca. Bruciato il drappo e l’asta di legno, consegnarono al Dall’Ier la lancia metallica (il pezzo più importante della bandiera) e quest’ultimo, mutilato di guerra (combattendo sul Carso), la nascose in una canna fumaria non funzionante. Nonostante le minacce, né lui, né la moglie, né le sue bambine palesarono il nascondiglio della lancia. Ai primi di novembre 1918 quello stesso Reggimento, nell’inseguire gli Austriaci in fuga, fermatosi a Vignole si vide riconsegnata la lancia della bandiera nascosta così bene per un anno.

Arte a Vignole: il murale di Ericailcane

Il grande murale sui silos dell’ex stabilimento “Calce Sois”, con lo scheletro e un beffardo leone di San Marco (recante la scritta “Il lavoro nobilita l’uomo rendendolo simile alla bestia”), è stato realizzato nel 2011 dall’artista “di strada” Ericailcane, pseudonimo di Leonardo Canetti (nato a Belluno nel 1980), illustratore, disegnatore e scultore, per “Dolomiti Contemporanee”, un progetto dell’architetto Gianluca d’Incà Levis per valorizzare il nostro patrimonio, in questo caso di Archeologia Industriale.

Galleria Immagini