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Via Tassei numero 25

Nani, Mirella e il loro angolo di felicità

Via Tassei numero 25

Nani, Mirella e il loro angolo di felicità

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a strada è stretta, a tratti sconnessa. Il cellulare non prende. Chissà come fanno quando nevica. Come fanno quelli che abitano in queste contrade lungo la Val Tibolla, in Comune di Belluno, mica chissà dove. Gli abitanti di Medil, Piandelmonte, Tassei. I pochi rimasti, dopo che le molte famiglie di contadini che sfalciavano prati e popolavano borghi romiti si sono pian piano spostate sulle vie dell’emigrazione verso le città industriali e alla valle non sono più tornati. Ma in fondo alla valle, discorrendo seduto sotto la pergola di casa sua, la casa che abita da quando ci è nato nel 1929, c’è qualcuno che si ricorda tutti gli abitanti che c’erano negli anni 50. Perchè da via Tassei 25 Giovanni De Barba, per tutti Nani de Laura, non si è mai mosso. 

È stato capofrazione, presidente della Latteria Turnaria quando era in funzione dal ‘51 all’83, lì si è sposato con Evelina Caviola da Ceresera detta Mirella, ha fatto tre figli, ha comperato prati e coltivato campi, si è goduto la pensione. 

Nani, ma non ti è mai venuta la tentazione di andare via? 

«E perchè avrei dovuto? Qua era bellissimo: avevamo la scuola con quasi 80 boce, il negozio di alimentari, il tabacchino, l’osteria con il ballo, dove d’estate venivano anche da Trichiana a piedi. C’erano le panchine sotto gli alberi e venivano tutte le bele tosate a ballare. Io ero giovane e non mi pareva vero, non c’era bisogno di lasciare la val. Ad un certo punto a Piandelmonte è arrivato anche il telefono, nella cabina dentro l’osteria». 

Sì, ma la vita così fuori mano non era difficile?

«Una volta sicuramente di più! Io sono nato che la strada c’era già, prima dovevano andare per le grave della Cicogna (il torrente che scorre nella valle, ndr) e comunque dai borghi alti come Ceresera e Ciroc venivano giù per i sentieri. Noi non avevamo bisogno di niente di più di quel che avevamo: tutti avevano bestie, orti, campi, c’era perfino il mulino. Quello lo hanno appena restaurato e rimesso in funzione, speriamo che vada avanti. Eravamo 280 solo qui». 

Ma, con tutti sti boschi, non vi viene la malinconia?

Tu devi immaginarti che fino agli anni 70, dove adesso vedi bosco, era tutto pelato: pascoli e prati ovunque, falciati a falce e resteladi a man. Vedevi chi arrivava prima che arrivasse ed era un panorama da cartolina.

(In effetti la piccola piana erbosa superstite dove c’è la casa di Nani è un luogo incantevole, uno di quelli che piacerebbe molto ai registi intimisti che vanno di moda adesso, ndr).

Guarda che qua abbiamo sempre fatto tutto: io, senza essermi mai mosso da casa mia, ho cambiato cinque volte Parrocchia. Prima eravamo sotto Castion, poi Visome, poi addiritttura c’è stata la Parrocchia di Tassei, poi ancora Visome e di nuovo Castion. Io ho fatto la Prima Comunione la domenica dopo i miei amici perché qualcuno aveva raccontato al parroco che avevo messo in bocca uno stecchino il giorno prima della Comunione! Don Giuseppe Da Corte sì che ci teneva a queste cose: mi sono dovuto fare 7 chilometri a piedi fino a Castion!

Con Mirella ci siamo sposati a Visome, dopo quattro anni che ci parlavamo, il 4 aprile 1959, e esattamente l’anno dopo è nata Wally! Era il 1960 e tutti nascevano in casa. C’era una levatrice che si chiamava Italia, una femena che faceva nascere i bambini ma, siccome non era diplomata, il giorno dopo veniva da Castion l’ostetrica a mettere la firma che tutto fosse a posto. Poi Sandro nel ‘65 e Milva nel ’73: sono nati a Belluno, che avevamo già la Vespa. (La motoretta è una pietra miliare per la storia della famiglia: pare che Nani desiderasse un maschio e, come incentivo per la moglie, le avesse promesso in caso di nascita virile una Vespa. Nacque Sandro e Vespa azzurra fu, utilizzata per vari lustri da tutta la famiglia per spostarsi, ndr).

Sì, ma che lavoro facevi?

Io ho sempre fatto l’autista. Portavo i bambini dei paesi a scuola e la gente a Castion o a Belluno con la macchina: nel ‘55 con la Topolino, nel ‘60 con la Giardinetta e poi con la 850 Familiare. C’era tantissimo lavoro, la gente doveva prenotarsi e non c’erano mica macchine per spostarsi: la prima macchina di Tassei è stata la mia! 

Ride di gusto Nani, a ricordare tutti i viaggi che ha fatto nella sua vita, e la stalla da guarnar, i campi da falciare nel resto del tempo. Dice che però a Tassei c’è molto traffico ultimamente: un via vai ininterrotto di biciclette che vanno e vengono da Val Piana. Un traffico silenzioso, ma almeno si vede qualcuno, sennò si rischia di immalinconirsi. Perché oggi a vivere in fondo alla Val sono rimasti davvero in pochi: 11 abitanti. 

Nani mi spiega che sono lui e la moglie, il figlio e la sua famiglia e due nuove famiglie da fuori, attirate dalla pace e dall’amenità del posto. «Ah – aggiunge – in estate abbiamo anche noi un aumento di abitanti: altri dodici villeggianti che vengono a prendere fresco e tranquillità». E, naturalmente, a bere caffè di chiacchere e sorrisi da Nani e da Mirella. In via Tassei numero 25, dove la felicità è davvero una piccola cosa.

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