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Velos

polo artigianale di San Gregorio per un secolo

Velos

polo artigianale di San Gregorio per un secolo

Velos, piccola frazione del comune di San Gregorio, ha origini antiche. Un periodo fiorente fu quello compreso tra il 1850 e il 1960, nel quale la borgata divenne sede di importanti attività artigiane. Basandosi sul racconto di Giuliano Pulz, originario del luogo, Narciso Cassol ci ha riferito delle molteplici attività presenti in quegli anni, che caratterizzarono la vita e lo sviluppo del sito, fortemente legato alla presenza del torrente Veses.

La famiglia di Vittorio Pulz, originaria del feltrino, acquista nel 1870 un mulino funzionante a Velos, che il figlio Giovanni gestirà, dopo di lui, fino al 1969. A testimonianza rimane l’originaria “mola”, appoggiata al muro della vecchia strada comunale. Il mulino funzionava con l’acqua del torrente, prelevata circa 200 metri a monte e canalizzata con una derivazione specifica (la roja). Un mulo, riformato dalla naja, era il fedele alleato di Nani che, col suo carretto, faceva le consegne della farina. Esisteva poco distante una importante segheria che utilizzava un sistema “alla veneziana” azionando un nastro posizionato verticalmente. La velocità del taglio era regolata dalla quantità e dalla pressione dell’acqua, sempre derivata dal corso, molto prossimo, del Veses. Sorgevano lì vicino due falegnamerie, una di proprietà di Giovanni Dal Pont e una più piccola di Primo Santel. Queste attività da sole già caratterizzavano la fiorente attività del borgo.

Con l’arrivo di Onore Slongo la situazione cambiò. Il sistema di taglio della segheria fu sostituito da uno più moderno e la vecchia osteria, fino ad allora gestita dalla Pia Scopel, divenne il principale centro di ritrovo del paese. Il sabato e la domenica il locale era affollato da avventori richiamati dal gioco delle bocce. Durante la settimana, oltre che per la mescita, l’osteria era utilizzata come recapito postale, offriva tabacchi e valori bollati, aveva il telefono pubblico e beni di prima necessità. Da Carmela Barduca, vedova Pulz, si trovava invece tutto ciò che era commestibile: uova, frutta, verdura, noci, castagne, funghi e poi anche filo, bottoni e mercerie senza aspettare l’arrivo del “kromer”. Al calzolaio Gaetano Pulz subentrò uno dei fratelli Carazzai, originari di Santa Giustina. Ma le sorprese non finivano qui. Il nucleo non solo era autosufficiente, ma in grado di offrire servizi. A Velos infatti veniva lavorato il ferro e si produceva energia elettrica.

Nella forgia di Augusto Mezzacasa funzionava un maglio ad acqua dotato di un sistema di rinvii a cinghie posizionato al soffitto, che faceva funzionare diverse attrezzature meccaniche. Un mantice alimentava la forgia. L’officina era nota per la produzione di oggetti da lavoro: asce, roncole, cerchi per le botti e ruote dei carri, scalpelli da pietra e ferri da minatore. Molti apprendisti vi hanno avuto la loro formazione. Una funzione particolare avveniva di venerdì quando il maglio batteva il baccalà, che veniva portato anche agli abitanti delle altre frazioni. Un fiore all’occhiello di Velos era la centralina elettrica posta a sud delle proprietà Mezzacasa. Produceva corrente continua a 110 Volt. Riforniva le case di Velos, Donce, in parte Fumach, Via dei Giordani (Col dei Cioc) e le Case Canal di Villa di Villa.

Nel 1951 fu definitivamente risolto il problema del transito sul Veses sostituendo il ponte in legno, che ogni piena si portava via, con uno in pietra, realizzato dall’Impresa Da Ru con materiali provenienti dalla Valle di Schievenin. Adesso il borgo è mutato ed è divenuto periferia. Le officine e le botteghe sono chiuse. La gente si serve al supermercato. Solo il torrente ha mantenuto il suo corso. Sulle sue sponde è bello risalire la valle partendo dal Piave fino alle sorgenti.

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