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Vardé e ridé

Amalia Beati, imprenditrice di altri tempi

Vardé e ridé

Amalia Beati, imprenditrice di altri tempi

V

ardè e ridè”: ecco il motto che esclamava Amalia Beati prima del suo clic. Oggi è anche il titolo dell’eccellente mostra promossa da Auser Sospirolo e associazione Formiche Rosse, con il patrocinio del Comune, presso la Casa delle associazioni alle ex scuole di Gron; inaugurata lo scorso 23 luglio, sarà ora aperta fino al 30 settembre.

La biografia

Amalia Moretti, più nota con il solo cognome del primo marito Giovanni Beati, è stata, a metà Novecento, una singolare figura di imprenditrice. Proprietaria di uno studio fotografico presso la sua abitazione di Mis-Regolanova, ha documentato con i suoi scatti molti degli eventi familiari e collettivi di Sospirolo. Ha inoltre gestito fino in età avanzata un negozio di articoli di merceria, biancheria e abbigliamento, è stata bidella e ha tenuto a pensione alcune delle maestre che insegnavano nella locale scuola elementare

Nata in Canal del Mis nel 1900, Amalia apparteneva a una famiglia di umili origini, ma dalla forte intraprendenza. Il padre Antonio, dopo essere stato emigrante in Svizzera, nel 1915 aveva iniziato la costruzione dell’hotel “Valle del Mis”.

Nel 1920 Amalia sposa Giovanni Beati (San Tomaso Agordino, 1886), di professione fotografo, come attesta il timbro con cui “firmava” le sue foto. Dal matrimonio nascono i figli Albània, Ida e Luciano, che morirà tragicamente nell’estate del 1950 , ad appena 18 anni, nel lago di Vedana. È probabilmente dal marito che Amalia apprende la fotografia; ne farà la sua principale occupazione dopo la morte di lui avvenuta in piena guerra, nell’autunno del 1943.

A Sospirolo la si ricorda ancora girare sulla sua bicicletta verde portandosi appresso la pesante attrezzatura, la macchina fotografica a soffietto, le lastre di vetro, il cavalletto. Non si limitava a spostarsi nel pur vasto territorio comunale, ma si spingeva anche nei paesi vicini e attraverso il Canal del Mis raggiungeva le lontane frazioni di Gosaldo.

L’arte fotografica di Amalia Beati era totalmente al servizio delle esigenze della clientela: ritratti, fototessere per documenti, foto ricordo di scolaresche, prime comunioni, cresime, funerali, foto di genere come quelle delle donne che lavano i panni sulla riva del Mis. Nella sua abitazione aveva allestito uno studio composto di una stanza dove fotografava le persone e di un secondo piccolo locale nel quale eseguiva lo sviluppo e il trattamento delle fotografie, il ritocco, la coloritura, il ritaglio con una taglierina che lasciava un bordo dentellato.

È possibile che abbia smesso di fotografare nei tardi anni Cinquanta, comunque dopo il secondo matrimonio con Pietro Mares (Sospirolo, 1894 – 1973), celebrato nel 1956. Doveva ormai risultarle diffcile reggere la concorrenza, confrontarsi con tecniche e apparecchiature fotografiche sempre più evolute, stare al passo coi tempi. Decide perciò, nei primi anni Sessanta, di dedicarsi ad altro: un negozio di paese dove si trova tutto il necessario per cucire, tenere in ordine abiti e biancheria, scegliere qualcosa di bello da indossare alla festa e nelle occasioni speciali.  Amalia muore serenamente in casa della figlia Albània, a Mis, nel 1997. 

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