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Valvole, puntine, pellicole e nostalgia

Il sapere e la collezione di Luciano “Pacifico” di Trichiana

Valvole, puntine, pellicole e nostalgia

Il sapere e la collezione di Luciano “Pacifico” di Trichiana

Si chiama Luciano Balzan, ma lo conoscono tutti come “Pacifico” che in realtà era il nome di suo padre. A Trichiana è da decenni un’istituzione nel campo elettrodomestici e affini. Nato nel 1958 nell’attuale Zimbabwe, dove il padre lavorava come elettricista nei cantieri, si interessa subito alla professione del genitore, il quale una volta rientrato a Trichiana nel 1968 apre un negozio di vendita e riparazione di tv ed elettrodomestici rimasto operativo fino al 2000.

Negli anni 70 televisori, frigoriferi, lavatrici entrano nelle case dei trichianesi (e non solo) e il peso di questo cambiamento grava letteralmente sulle spalle di Luciano, del fratello Orviano e di Pacifico che consegnano gli elettrodomestici nelle abitazioni entrando in contatto con le situazioni più disparate.

C’ è qualche aneddoto particolare che ci puoi raccontare?
«Episodi particolari ce ne sarebbero a iosa, mi è rimasto particolarmente impresso quando una signora ci chiamò perché andassimo a cambiare la pellicola del televisore. Ai tempi le trasmissioni erano poche e ripetitive e lei, vedendo sempre il telegiornale e Carosello, credeva che fosse un nastro che girava continuamente. In un’altra casa, per evitare che sullo schermo l’immagine scorresse in verticale, un problema transitorio molto comune a i tempi, avevano piantato dei chiodi fra vetro e mobile».

Da allora il mondo è letteralmente cambiato. Come sei riuscito a tenere il passo?
«Facendo continuamente corsi ma anche provando e sperimentando a casa, da solo. Quando ho iniziato, le cose si riparavano: si cambiavano le valvole, si sostituiva il cavo… Ora, se non si è centri assistenza ufficiali, non si riesce nemmeno ad entrare nell’apparecchio!».

La ditta Balzan era famosa negli anni 80 e fino al ‘96 anche per un altro motivo: la sagra di Melere!
«La “Discoteca Pacifico” ha fatto ballare migliaia di persone. L’impianto lo avevamo messo insieme noi, funzionava con i dischi e io facevo il dj. Alternavamo il liscio alla disco dance, mezz’ora per tipologia, una scelta risultata sempre vincente perché non scontentava nessuno».

Arriviamo ora a parlare del tuo personale museo.
«Accumulo apparecchi vari da 30 anni. Si tratta per lo più di cose che tenevamo in negozio anche se superate, per avere pezzi di ricambio» dice Luciano aprendo la porta del suo magazzino. «Poi però ho cominciato ad andare alla ricerca degli oggetti che catturavano il mio interesse, anche frequentando mercatini o rispondendo ad annunci. I pezzi più “antichi” risalgono alla fine degli anni 30, sono delle radio alcune anche funzionanti ma non con gli standard moderni. Ci sono vari tipi di giradischi, televisori di varie fogge e dimensioni, uno col vero telecomando, con il cavo: quelli di oggi sono infatti radiocomandi».

Si aggira tra i suoi cimeli, descrivendone il funzionamento o il modo in cui sono arrivati tra le sue mani. Questa raccolta di oggetti di modernariato è davvero una testimonianza preziosa e Luciano ne va giustamente orgoglioso. Per chi ha suppergiù la mia età entrare in un luogo simile non può non innescare una certa nostalgia: oggi tutto è condensato in un oggetto che sta comodamente in mano, ma il fascino di mangiadischi, walkman , radioline e cineprese è innegabile.

Hai intenzione di aprire questo luogo al pubblico?
«Ci devo ancora lavorare un po’ ma mi piacerebbe che ci venissero i ragazzi delle scuole. È divertente vederli prendere in mano un disco e chiedere quante canzoni ci stanno o tentare di capire il funzionamento di una radio a transistor. Credo che il loro genuino stupore di fronte a certi apparecchi si possa paragonare a quello della mia generazione di fronte ai dinosauri».

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31/07/2024

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