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Valeria Bortoluzzi, promessa del fashion design

La giovane bellunese firma la collezione di Zara a soli 21 anni, assieme a 4 compagni

Valeria Bortoluzzi, promessa del fashion design

La giovane bellunese firma la collezione di Zara a soli 21 anni, assieme a 4 compagni
Valeria Bortoluzzi con gli altri studenti che hanno realizzato la linea per Zara

Immaginate di essere appassionati, o anche solo curiosi di moda, abiti, tendenze. Immaginate, guardando in una vetrina un abito di alta moda, di essere vicino allo stilista che inventa, al modellista che concretizza l’idea, al sarto che la rende tangibile. Immaginate di sapere come fa un’idea a diventare abito, poi collezione, poi collezione esclusiva.

Valeria Bortoluzzi, ventunenne di Belluno, dall’immaginazione è passata ai fatti, e ai negozi di moda, a Milano, capitale mondiale del fashion design. Una collezione esclusiva creata da lei e da quattro compagni di università è stata prodotta e messa in vendita dal colosso spagnolo Zara, in esclusiva negli stores di Milano e on line in tutto il mondo.
Valeria, raccontami come sei arrivata a Zara, partendo da Belluno.
Io amo le cose concrete, innanzitutto. Amo creare con le mani e mi sono accorta ancora al liceo che la strada dello studio puro non era la mia. Mi piacciono le immagini, i materiali e i tessuti: ho pensato che l’ambiente della moda fosse quello giusto per me. Così ho iniziato il mio percorso di studio all’Istituto Marangoni di Milano.

Che tipo di formazione è?
Molto pratica, la macchina da cucire diventa la tua migliore amica! (ride). Studiamo come si fanno gli abiti, dall’idea dello stilista alla passerella o al negozio. La mia scuola forma tecnici e professionisti della moda, in pratica cosa serve sapere, e saper fare, partendo dal disegno, per far diventare un’idea un vestito. Proporzioni, tessuti, dettagli non sono mai casuali.

Tu sei brava in queste cose?
In realtà lo sono abbastanza, il mio punto di forza è l’immagine, per così dire, ho molta fantasia e mi piacciono le sperimentazioni con i materiali, tanto che sto preparando la mia tesi di laurea usando solo tessuti riciclati.

Come sei arrivata a Zara?
Zara ha indetto un concorso tra noi studenti del secondo anno: eravamo un centinaio e ci hanno chiesto di proporre delle idee, cinque disegni ciascuno. Io ho fatto un patchwork di tessuti. I designer di Zara in un giorno hanno visionato le nostre proposte e hanno scelto me e quattro miei compagni.

Chissà che emozione!
In effetti non mi pareva vero! Poi ci hanno chiesto, per il mese successivo, un lavoro di gruppo e le proposte degli abiti. Noi abbiamo lavorato sodo, fatto molta ricerca e deciso il mood che volevamo proporre: una donna contemporanea un pochino bohemienne. Volevano una collezione italiana al cento per cento e ci hanno portato a Prato a scegliere i tessuti. All’Istituto Marangoni i nostri insegnanti hanno confezionato gli abiti che, in valigia, abbiamo portato in Spagna, al quartier generale di Zara in Galizia, a La Corugna.

E che effetto ti ha fatto?
Di qualcosa di irreale: io che presento una collezione ad uno dei colossi mondiali dell’abbigliamento! Molto professionali ma altrettanto cordiali e accoglienti, gli spagnoli hanno dato l’ok alla nostra proposta che il 3 settembre scorso, con una giornata dedicata, è stata presentata negli stores di Milano.

Un’esperienza che fa curriculum!
Certo, anche perché riviste come Vogue e Cosmopolitan hanno parlato del progetto e di noi. È indubbiamente un’occasione straordinaria questa per i giovani designer: vedere da vicino studio e lavoro che si realizzano in quello che hai sempre desiderato fare.

Nel futuro ti vedi lavorare come designer?
Vorrei lavorare nel campo dell’immagine, non necessariamente nell’abbigliamento. Mi piacciono i disegni, i colori, i materiali. Dipingo, leggo, osservo molto il mondo attorno a me, cerco sempre spunti ed idee.

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