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Val De Botte e il principe di Mel

Scopriamo le Predolomiti

Val De Botte e il principe di Mel

Scopriamo le Predolomiti

Le Prealpi Bellunesi, il gruppo del Visentin-Cesen che si sviluppa da nord-est a sud-ovest. Queste montagne non sono propriamente delle Dolomiti. Le Dolomiti vere e proprie si trovano più a settentrione e prendono di volta in volta i nomi di Sass de Mura, Pizoc (nelle Alpi Feltrine), Monti del Sole-Feruch, Schiara. Possiamo però definirle Predolomiti in quanto le precedono.

Cos’hanno in comune tra di loro? Non certamente il manto erboso, prativo che ricopre le Prealpi in modo quasi continuo. Ma i tanti solchi lungo i quali si sono creati gole, canyons, forre, canali. Non evidentissimi, quasi mimetizzati nelle Prealpi, quantunque di straordinaria bellezza al loro interno. Le Cornolade, Valle di San Mamante, Val Maor, Valle dell’Ardo di Trichiana, Val de la Rimonta. Queste incisioni ci ricordano la Val Clusa, la Val Ru da Molin, la Val de Piero, la Valle dell’Ardo che sbocca a Belluno nel gruppo della Schiara, la Val Pegolera, la Val Fagarè, la Val dei Salet, la Val de la Soffia nei Monti del Sole, la Val Brenton, la Valle di S. Agapito, la Val del Caoram, nelle Alpi Feltrine.

Lungo i solchi delle Prealpi Bellunesi, ai loro fianchi, la natura ha peraltro permesso la presenza dell’uomo con varie attività. Allevamento del bestiame, agricoltura, da aggiungere a quelle tradizionali della pastorizia, del taglio del legname, delle malghe.

Lungo quella strada che sale al Passo San Boldo, oltre i Brent de l’Art, oltre S. Antonio di Tortal, ad ovest, ecco anche la Val de Botte, poco conosciuta, il cui nome non ha niente a che vedere con le botte (bastonate). Ma forse potrebbe avere una remota e curiosa origine, un aggancio con le botti. Una botte, tra l’altro piena di vino, sembra essere proprio sfuggita in tempi lontani al controllo di un contadino che abitava nelle parti alte della catena che prosegue verso sud – ovest del Passo San Boldo.

Quella botte lungo la traccia di caduta, rotolando, ha lasciato un solco seguito dalle acque che gradualmente hanno eroso il terreno e creato quelle meravigliose e profonde forre che prendono il nome di Val de Botte, contrassegnate da una strettezza di gole, dove le pareti di roccia si alzano a dismisura, sino all’inverosimile.

La botte di vino è forse solo una fantasia. Ma questi luoghi non sono lontani da quelli frequentati un tempo da Dino Buzzati e dalle sue “follie” fantastiche popolate da sante, diavoli, gatti mammoni, balene volanti. Se già la botte piena di vino trova qualche difficoltà ad essere spiegata “scientificamente” nel suo precipitare verso valle, la fantasia non si placa e va oltre quando pensiamo alle doghe che si sono da esso staccate e si sono depositate sparpagliandosi un po’ dovunque in luoghi distanti, dando origine in modo del tutto naturale a dei preziosi vigneti che producono della buona uva. Una buona uva opportunamente lavorata, dalla quale è stato ricavato anche un buon vino che ci dicono sia stato commercializzato come “Il Principe di Mel”.

Come già anticipato, queste vaghe comunicazioni trovano molte difficoltà ad essere controllate. Ma a noi piace riferirle così come le abbiamo pensate e come ci sono pervenute.

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31/07/2024

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