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Vaia

a due anni dall'evento

Vaia

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Venti a oltre 140 km orari, con punte in alcune valli di 200-230, 8-9 milioni di metri cubi di alberi abbattuti, sette volte la quantità di tronchi da sega che vengono lavorati ogni anno in Italia, altri 5 milioni sparsi, per un totale di quasi 15 milioni di m/c. Il 28 e 29 ottobre 2018 si è verificato un fenomeno meteorologico mai visto sulle nostre Alpi. Ora la vera preoccupazione di studiosi e scienziati è che Vaia abbia segnato un punto di svolta nell’assetto climatico del sistema alpino e che possa non trattarsi di un evento eccezionale.

La Tempesta Vaia ha devastato soprattutto consistenti porzioni di foreste di abete rosso, essenza sempreverde dalle radici superficiali, rimodellando ampie superfici in montagna. In questi due anni si è assistito ad un grande intervento da parte dell’uomo per asportare sgomberare almeno una parte del materiale caduto. Numerosi esperti forestali hanno espresso varie ipotesi di intervento anche memori dell’esperienza fatta in Europa a seguito di avvenimenti simili (uragano Vivian 1990 e Lothar 1999). Quasi tutti sono d’accordo nel favorire la ricrescita delle foreste, limitando al minimo interventi artificiosi.

Le zone che hanno visto “aperture” evolveranno con un rapido sviluppo del sottobosco e notevole aumento di specie botaniche pioniere (erbe varie, lampone, rovo, epilobio, salice, sambuco, sorbo ecc.), innescando processi naturali che porteranno negli anni alla formazione di nuovi boschi.

La quantità di necromassa (piante morte a terra o in piedi) che inevitabilmente per cause logistiche non sarà rimossa, favorirà il prosperare di insetti, di numerose specie di uccelli e di mammiferi, in quanto offrirà loro alimentazione, rifugio e luogo per la riproduzione. Il ruolo dei Picchi in questo contesto risulterà importantissimo per il contenimento delle popolazioni di insetti e per lo scavo delle cavità che saranno utilizzate, in seguito, da altri numerosi animali. Un valido esempio può essere il Picchio tridattilo, infatti ogni soggetto appartenente a questa specie è in grado di predare circa 2000 Bostrici al giorno. A questo punto, se da un lato nei prossimi anni si configura una vera e propria sfida nel mantenere sotto controllo alcuni fenomeni legati ad attacchi di insetti come il Bostrico (Ips typographus: insetti che con l’aumento del legname “morto” incrementano notevolmente di numero attaccando anche le piante sane), da un altro lato ci sarà un notevole sviluppo di biodiversità botanica e animale.

Questo fa ben sperare nella ripresa di quell’equilibrio che la natura, in tempi più o meno celeri, raggiunge sempre.

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