800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Uno sguardo sull’infinito

L'icona sacra: l'opera che non si dipinge ma si "scrive"

Uno sguardo sull’infinito

L'icona sacra: l'opera che non si dipinge ma si "scrive"

L’icona è un’immagine sacra per eccellenza e contiene un messaggio di carattere religioso destinato a diventare universale. Nella tradizione bizantina e ortodossa è considerata un importante strumento teologico per la narrazione dei vangeli. Il genere pittorico nello specifico rimanda il nostro pensiero al mondo orientale. Approfondendo l’argomento scopriamo però che la prima immagine sacra (Eikon) fu rinvenuta a Roma, in una catacomba risalente al terzo secolo. Possiamo quindi affermare che tale forma artistica era nota ai primi cristiani fin dalle loro origini.

Una icona non si dipinge ma si scrive. Per la sua scrittura si usano segni, simboli e messaggi che sono definititi nelle forme e nelle dimensioni, nelle posture e nei colori delle vesti. Tutto nella composizione ha un significato ben preciso. L’iconografo, pur ispirandosi liberamente ai testi sacri, deve seguire i canoni tradizionali, appositamente fissati dai padri della chiesa.

La realizzazione di una icona è un’operazione piuttosto complessa. Utilizzando prodotti del regno animale, vegetale e minerale, dopo aver scelto con cura la tavoletta di legno, la si preparerà coprendola con una colla di pelle di coniglio calda.

Stesa la tela (che non potrà essere un tessuto sintetico) la si lascerà impregnare dalla colla, facendo attenzione, nella stesura, che non si formino bolle o grumi. La stessa colla sarà utile per preparare la gessatura, realizzando diversi strati, prima di passare a levigare l’intera superficie rendendola perfettamente liscia.
Tutti questi passaggi (colla, tela, gessatura, levigatura) richiedono ciascuno diversi giorni, in quanto bisogna lasciar passare del tempo, tra una stesura e l’altra dei prodotti, per consentire il consolidamento degli strati.

Dopo aver levigato con cura la parte gessata della tavola (la cosiddetta “culla”) si riporterà il modello incidendone i profili sul gesso, facendo attenzione ai bordi e ai luoghi ove i pigmenti “confinano” con la zona che verrà successivamente dorata. Tutto questo per evitare che nella successiva preparazione per la posa dell’oro (che costituirà lo sfondo) si perdano le tracce dell’immagine. La posa della doratura a “bolo” oppure a “missione”, a seconda della forma prescelta, dovrà avvenire con cura per poter ottenere un risultato soddisfacente.

A questo punto si potrà scrivere l’immagine utilizzando pennelli adatti, molto sottili e colori puri (realizzati con tempera d’uovo) eseguendo più passaggi. Si comincerà con le tonalità più scure, poi si effettueranno gli schiarimenti (addolcimenti), sovrapponendo il colore fino ad ottenere il volume desiderato. Al di là della tecnica questo gesto ha un significato preciso. Si tratta di procedere dalle tenebre, in cui è avvolta l’umanità, alla luce della salvezza contenuta nel messaggio evangelico.

L’icona sarà conservata in luogo asciutto e coperto. Per evitare che vi si depositino impurità si potrà procedere alla verniciatura prima di esporla al pubblico. Ricordiamo infatti che l’icona è nata per essere venerata e ispirare chi la contempla, come una finestra aperta sul divino. La sua funzione è rappresentare agli occhi ciò che la parola riporta all’orecchio, perché in silenzio si fissi nelle profondità del cuore.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.