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Una voce per gli ospiti del Centro Diurno Noialtri

Il desiderio di esserci di 17 persone con disabilità

Una voce per gli ospiti del Centro Diurno Noialtri

Il desiderio di esserci di 17 persone con disabilità

Questo articolo nasce dalla volontà di dar voce ai ragazzi del Centro Diurno “Noialtri”. Nel senso concreto della parola. Per mettere in luce la loro voglia di esserci, di essere parte integrante e attiva della società. Motivo scatenante di questo pezzo è la partecipazione al “Brusa la vecia” dello scorso 23 aprile a Marcador; da qui l’occasione per entrare in punta di piedi nelle attività della struttura. Le educatrici ci hanno aperto le porte del Centro e dato modo di parlare direttamente con gli ospiti. Quanto segue è la rielaborazione di quanto raccontato dai ragazzi.

Avviato nel 1999 dalla società cooperativa Portaperta, prima a Trichiana e poi nella sede attuale di Mel, via Roma 17, il Centro ospita persone con disabilità intellettiva e fisica in età adulta. “Noialtri” propone loro un servizio educativo e sociale in un ambiente sereno ed accogliente, con spazi e personale idonei a favorire l’integrazione e la socializzazione, nonché la ricerca delle autonomie e il mantenimento e potenziamento delle capacità cognitive, relazionali, sociali, espressive di ognuno. Il tutto al fine di migliorare la qualità di vita degli ospiti e delle loro famiglie.

Un esempio concreto di questo modo di operare è l’attività svolta in vista dell’ultimo “Brusa la vecia”, evento a cui il Centro ha partecipato per la prima volta. Ognuno dei ragazzi ha fatto la sua parte. Tante le mani che hanno cooperato alla creazione di una “vecia” hippy, sbarazzina, piena di colori. Chi, come Patrizia B, ha fatto viso e capelli e messo lo smalto sulle unghie delle mani, riempite dito per dito con la lana da Patrizia C. Tra lenzuolo e vestito, tutti hanno dipinto qualcosa: anche Alberto, Ines, Sara, Nicole, Stefano, Luca, Federico, Daniele, Beppina, Henrique, Devis, Andrea M, Andrea I, Davide, Carlotta. Tra casette e fiori, pure una fiamma colorata di giallo e blu, a significare la richiesta di pace per l’Ucraina. Come a volere, con quest’ultimo segno, “bruciare” la guerra. Beppina inoltre ha lasciato un suo pensiero scritto su questa tradizione. Stefano sottolinea la collaborazione di Protezione Civile e Pro Loco nella riuscita dell’iniziativa.
Alcuni ragazzi hanno lavorato alla stesura di un testamento ispirato ai colori del vestito della “vecia”. Il testo comincia così: «Bonasera! Sto an i me ha ispirà ai colori… ma no par la pace, che la farie tant ben!, ma parchè ghe n’avon vist proprio de tutti i colori… mai avarie pensà de viver tut sto disastro. Seo d’accordo???»

Partendo da questa esperienza divertente e coinvolgente, viene da chiedersi come i ragazzi vivano il Centro, specie dopo due anni in cui le attività sono state molto condizionate dalle restrizioni anti-Covid. Una delle attività principali è la pittura ispirata dall’ascolto di musica classica, importante per risvegliare e canalizzare emozioni e pensieri. Si fa cura dell’area esterna e giardinaggio. Alcuni si dedicano al canto, altri fanno didattica digitale. C’è poi modo di allenare il corpo, con cyclette, attività psico-motoria, camminate nei dintorni di Mel ed uscite sul territorio; palestra e piscina sono state reintrodotte negli ultimi mesi. Alcuni necessitano di un’assistenza più specifica, fornita da esterni come la maestra volontaria Aurora Marchesani. La necessità d’assistenza può essere anche fisica: è il caso della deambulazione assistita con ausilio. Ci sono infine attività rivolte alla cura della persona, anche attraverso la stimolazione sensoriale. Un’offerta ampia che risponde ad un unico scopo: valorizzare le persone e dare voce al loro desiderio di esserci.

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