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Una targa per Arturo

Un omaggio al coraggio di Pescarolo

Una targa per Arturo

Un omaggio al coraggio di Pescarolo

Il 30 settembre 1944 era un sabato; quel giorno le truppe naziste, coadiuvate da fascisti italiani, stavano per rastrellare la zona della Val Canzoi e le montagne circostanti; arrivati nel luogo dove ora sorge il Centro di Educazione Ambientale del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, si fermarono per interrogare gli abitanti del posto sui movimenti dei gruppi partigiani.

Nell’osteria della Santina si trovava solo il figlio della proprietaria: Arturo Pescarolo , di 38 anni. Senza timore, indirizzò subito le truppe verso un luogo lontano dai rifugi dei partigiani. Quando i soldati tornarono indietro, però, non ebbero pietà dell’uomo: diedero fuoco alla casa e lo gettarono tra le fiamme. Tutto questo sotto gli occhi dei familiari che erano riusciti a mettersi in salvo poco lontano. Quando l’incendio fu spento trovarono solo i resti della sua protesi alla gamba, perché Arturo era invalido.

Di temperamento allegro e amante della musica, di lui oggi rimane una bella foto che lo ritrae con la sua inseparabile fisarmonica.

Il Comune di Cesiomaggiore, grazie alla disponibilità del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in occasione dell’anniversario del tragico episodio, ha collocato una targa in memoria di Arturo Pescarolo proprio all’esterno di quella che era un tempo l’osteria della Santina e oggi Centro di Educazione Ambientale. Il suo nome, insieme a quello di altre nove vittime della violenza nazista, è riportato anche in una lapide posta all’esterno del Municipio, ma sul luogo dei fatti fino ad oggi non vi era nessun segno che lo commemorasse.

Alla cerimonia ha preso parte il Coro Vece Voci che, sotto la direzione di Giovanni Perenzin, ha intonato l’inno nazionale e poi altri canti patriottici. Dopo l’intervento del sindaco Carlo Zanella e del presidente del Parco Ennio Vigne, ha preso la parola la vicesindaca Martina Stach, che si è rivolta ai ragazzi della scuola media di Cesiomaggiore presenti, invitandoli a riflettere sul significato della libertà e della democrazia, beni per i quali tanti giovani hanno dato la vita.

Infine Gino De Carli, che è stato promotore dell’iniziativa, ha rievocato brevemente i fatti bellici accaduti in Val Canzoi nel 1944.

Claudio Pescarolo e Luigi Guadagnin, nipoti di Arturo, con visibile commozione hanno tolto il drappo tricolore che ricopriva la targa in memoria dello zio.

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