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Una nuova specie di falena nelle Dolomiti Bellunesi

la meravigliosa biodiversità del nostro territorio

Una nuova specie di falena nelle Dolomiti Bellunesi

la meravigliosa biodiversità del nostro territorio

La ricchezza di specie dei Lepidoptera, il nome scientifico di farfalle e falene, è molto elevata, al punto tale che questo gruppo viene anche detto “megabiodiverso”. Si contano circa 180 mila specie descritte a livello globale mentre in Italia sono note più di 5.500 specie, tra queste le farfalle diurne propriamente dette sono 290 (170 presenti in Veneto) e oltre 5.200 sono falene o comunque altre famiglie. Questi numeri sono destinati ad aumentare visto che le stime più caute ipotizzano che le specie finora conosciute siano un decimo di quelle realmente esistenti. Vien da pensare che la scoperta di nuove specie sia un evento frequente solo in una foresta pluviale o in angoli remoti di paesi tropicali, ma in realtà anche nel Vecchio Mondo la conoscenza della biodiversità è tutt’altro che completa.

Megacespedus laseni (Timossi & Huemer, 2021),
la nuova specie
L’Italia ha un elevato tasso di specie endemiche, cioè presenti solo nel proprio territorio, e questo si riflette anche nei lepidotteri di cui il 13% è endemico. Il Megacraspedus di Lasen (così potremmo chiamare con un nome comune la nuova specie) fa parte di questo ristretto gruppo di specie esclusivamente italiane. Sono noti solo due esemplari maschi trovati nei pressi del rifugio “Dal Piaz” nella Busa delle Vette. La ricerca di questi insetti avviene di notte: le falene svolgono la loro vita attiva dopo il calare del sole, sia nella fase di bruco che in quella di insetto adulto, ma per motivi ignoti la maggior parte viene attratta dalle luci artificiali in particolare se con frequenza nel campo dell’ultravioletto. Con moderne lampade a led posizionate all’interno di una tenda di tulle bianco si studiano le falene prima sul campo e poi eventualmente in laboratorio, osservando gli organi interni e compiendo analisi genetiche.

Nel corso delle ricerche sulla biodiversità dei lepidotteri nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi il primo esemplare di questa falena è stato trovato nel 2016 e già dall’analisi morfologica in laboratorio ci si è accorti che era una specie differente. Purtroppo l’analisi genetica è fallita, ed è solo nel 2018, con il reperimento di un altro esemplare, che anche la parte molecolare si è potuta completare. Per due anni si è cercato anche qualche esemplare femmina che, essendo con ali ridotte e inadatte al volo, non viene attratta dalle luci artificiali. Infine nel 2021 si è deciso di descrivere e rendere pubblica la scoperta malgrado la mancanza della femmina. Le ricerche quindi non sono finite! Manca ancora lo studio biologico completo, la sua storia naturale, ovvero la descrizione dei bruchi e della loro pianta alimentare, delle uova e della crisalide…

Studi e ricerche per la conservazione di specie e habitat
Mantenere gli habitat è la cosa più importante da fare per conservare le singole specie, tanto più se sono specie ad areale molto ristretto come è il caso del Megacraspedus di Lasen. Il rischio di un’estinzione globale per specie così localizzate è una eventualità per nulla remota… basta un incendio o un intervento umano inappropriato e le probabilità di estinzione aumentano sensibilmente. Un occhio di riguardo va assolutamente alle zone di alta quota, oltre i 2.000 metri, dove i recenti cambiamenti climatici incidono pesantemente e alterano microhabitat peculiari in cui vivono specie che ancora dobbiamo scoprire.

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