Un ospite inquietante in Alpago
Non sarà una cosa di cui vantarsi, ma in Alpago soggiornò per un breve periodo anche un serial killer. Stiamo parlando di Roberto Succo, noto anche come “l’assassino dagli occhi di ghiaccio”.
Gli inizi della carriera criminale
Nato a Mestre il 3 aprile 1962, comincia la sua carriera criminale il 9 aprile 1981 uccidendo la madre Maria Lamon e il padre Nazareno, poliziotto al Commissariato di San Marco, venendo recluso nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia e internato in seguito in un ospedale psichiatrico giudiziario da cui evade il 16 maggio 1986.
La fuga in Francia e i nuovi delitti
Riesce a riparare in Francia a Tolone col nome fittizio di Kurt ed in seguito come André Colin grazie a un documento rubato e poi ancora col cognome cambiato in Zucco. Per un anno riesce a mantenere un basso profilo ma il 2 aprile 1987 a Tresserve compie il suo terzo omicidio (un brigadiere della gendarmieria) scatenando il terrore in Francia fino al 28 gennaio 1988: omicidi, stupri e rapine.
Il rifugio nella baita di Lastra
A gennaio il suo identikit viene diramato in tutti i giornali e telegiornali. Sentendosi braccato, fugge prima in Svizzera, poi in Sicilia e successivamente nel Veneto e precisamente in quello che era il comune di Farra d’Alpago (ora Alpago) nella località Lastra. Percorrendo infatti la strada lungo il lago di Santa Croce, individuò un edificio abbandonato dove rifugiarsi e nascondere la sua moto, chiaramente rubata, sotto un lenzuolo. Ed è in questa baita che il 5 febbraio si sfiorò l’ennesima tragedia, quando il proprietario veneziano, Diego Zoppolato, insieme ad un amico lo trovò nella sua proprietà. Il caso volle che fecero amicizia e Succo, presentatosi come Giacomo Furlan, grazie a una storia strappalacrime riuscì perfino a farsi offrire una pizza! Il 28 febbraio il killer fu arrestato in una località di Santa Lucia di Piave (Treviso). Fu trovato morto suicida nel carcere San Pio X di Vicenza il 23 maggio 1988.
La storia raccontata in libro, teatro e cinema
«La storia criminale di Roberto Succo, in Italia quasi dimenticata, in Francia è ancora una ferita aperta. È stata raccontata in un libro di Pascale Froment, pubblicato in Italia con il titolo “Ti ammazzo” (Marsilio, gennaio 1992)», spiega la giornalista Anna Sandri nel suo scritto “Professione: killer”, e aggiunge: «Bernard-Marie Koltes ne ha tratto un’opera teatrale presentata nel 1995 alla Biennale di Venezia e andata in scena nei teatri italiani e francesi. È diventata un film: “Roberto Succo” (2001) diretto da Cédric Kahn con Stefano Cassetti, presentato in concorso al 54° Festival di Cannes». Per approfondire storie di cronaca e territorio, puoi leggere Quella sera che Nilde incontrò il diavolo.
Il soggiorno in Alpago raccontato da un testimone
Il libro “Ti ammazzo”, alle pagine 408-411, parla proprio del soggiorno di Succo in Alpago, con le parole dello scrivente: «Nel 1988 avevo 16 anni ed andavo spesso col mio motorino nella spiaggia chiamata alla Baia delle Sirene proprio a Lastra. Pensandoci bene ho corso un bel rischio…».