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Un negozio, un marciapiede, una storia

Ervinio Baggio, un'istituzione nel Castionese

Un negozio, un marciapiede, una storia

Ervinio Baggio, un'istituzione nel Castionese

Non ebbe ad esibire il “divin codino”, ma per la Pieve Castionese e dintorni il Baggio più illustre è lui: Ervinio Baggio, per tutti Baggetto, Bageto, Baggeto, Bagetto, Bagio… fate un po’ voi. Nella gerarchia paesana veniva subito dopo al Dotor, al Pievan, al Farmacista, e non sempre in tale ordine. Ervinio nacque durante la Seconda guerra mondiale (nel 1943) da mamma Giovannina e da papà Emilio, militare in forza all’artiglieria alpina divisione Julia: «Al papà ‘lé mort in Russia, bela ciavàda!» (riporteremo in corsivo note espressioni di Ervinio).

Dopo la guerra Giovannina, Ervinio e la sorella Ortensia acquistarono dagli zii l’angusto locale di 22 m² che divenne il testimone delle intraprendenze, dello spirito di iniziativa e delle abilità commerciali del giovanissimo Baggetto. Un primo esempio: «Quando che ho fat la comunion, ho ciòt la particola e son subito scampà; al paroco al me ha fermà e ghe ho dita “par ste robe quà cossa volo” e son tornà al banco a laorar prima che i vegnese do da quela messa».

Arrivarono i dodici anni e con essi la possibilità di acquistare la “Vespetta” che divenne funzionale per due circostanze che, al giorno d’oggi, sarebbero inconcepibili! La prima: «Ere l’unico abusivo in tuta Italia che lavorea alle poste; i telegrami espressi che rivea all’ufficio postal de Castion, i portée fora mì: 150 lire par Cirvoi e Levego, 100 lire par Faverga e il circondario, soldi subito co’ la Vespeta e via!».

La seconda: «Sesantazinque ani fa, ‘nà olta al mese, ‘nà olta mì, ‘nà olta Gigio e ‘nà olta Arduino se andea alla Banca Novara dove che i ne dea an paco ‘co i soldi, otomilioni de lire, che era quei dele pension da portar alla posta de Castion, sel metea sul cofanèt della Vespa e via: andar e tornar in dicioto minuti: i se fidea de mì!».

Nel tempo la Vespetta lasciò il posto all’auto. Bagio, che era sempre di corsa, venne fermato da una pattuglia della polizia che gli contestò l’eccesso di velocità; si giustificò dicendo: «Son de corsa parché ho da consegnar i giornai e po’ la Simca la ha setànta cavai, setànta cavai! difìzili da domar!». Rispose l’agente: «Sì, sì, saranno settanta cavalli, ma con un asino che li guida!». Nonostante ciò, riuscì a cavarsela anche quella volta.

Nell’angusto negozietto si vendeva qualsiasi cosa, come ben rammentano Lucia e Francesca: «Baggio era ed è un’istituzione a Castion, da lui trovavi, letteralmente, di tutto! Non so quante volte abbiamo fatto la spola dalla casa dei nonni alla piazza per trovare un bottone particolare o un battitacco per l’orlo dei pantaloni del nonno, oggetti che, come se uscissero dalla borsa di Mary Poppins, apparivano magicamente da scatole sistemate dietro il bancone su cui spiccavano figurine e giornali e qualunque articolo di cartoleria e non solo! A colpo sicuro, Baggio apriva sempre la scatola giusta. Tutto il negozio mappato nel suo cervello».

Oltre a innumerevoli articoli di ogni genere, vi erano anche i ghiaccioli di sua produzione… di sua produzione? Certamente! «Avee an stampin: doi eti de zuchero e an litro de acqua, zinque grammi de estrato e po’ in frigo, dopo ‘n atimo sull’acqua e po’ in tei sachèt, i ghiacioli ‘i era da 10, 20, e 30 lire che sarie quel che ancoi costa un euro e medo».

Al tempo nel Castionese non vi erano Istituti di Credito e gli anziani, che avevano la necessità di cambiare gli assegni della pensione, da chi andavano? Da Baggio ovviamente! Ci fu un Natale in cui cambiò 82 assegni. E arrivò l’Intendenza di Finanza: «No’ i capia pì gnènt, se andèe in banca firmèe mì, e se andea me nevoda firmea ela anca par mì, o firmea un o l’altro». Ma, in qualche modo, riuscì a cavarsela anche in quella occasione.

Gli toccò pure di scompigliare l’austero mondo bancario: un giorno la nonna, preoccupata per il continuo aumentare dell’inflazione, ebbe a dire «Se ‘ndon avanti cussì par far la spesa, ghe olerà na’ cariola piena de schèi!». Per non deluderla, il buon Baggio si presentò agli sportelli dell’allora Cassa di Risparmio con una carriola… ricolma di monetine (oltre un milione di lire in spiccioli)!

Nel maggio del 1983 morì mamma Giovannina, e allora… «Son ‘ndat alla fioreria Padovana, e ghe ò dita: “me manda la Banca de Novara, vardé che doman ghe n’è al funeral ale doi, serve una ghirlanda con su scrit ‘Banca de Novara’, po’ son ‘ndat alla fioreria dell’Astor: me manda la Cassa de Risparmio, serve na’ ghirlanda con scrit su ‘Casa de Risparmio’, po’ la stessa roba par Banco de Roma e le altre banche de Belun».
E così al funerale i paesani, meravigliati e increduli, poterono onorare Giovannina che veniva accompagnata all’ultima dimora con le ghirlande di tutte le banche presenti in città. «I ghe ha credèst, i ghe ha credèst in pieno, l’è stat un mezo scherzo: un al podea an cin pensar che a quei ani se metea i schèi su ‘nà banca sola e no in tute stè banche!».

I giovani di allora avevano eletto il marciapiede davanti al negozio di Baggio come il loro punto di ritrovo preferito anche perché venivano regolarmente scacciati dai bar del paese, spesso occupati da qualche paesano che non voleva farsi notare occasionalmente astemio. Fanno nuovamente capolino i ricordi di Lucia e Francesca: «Durante i lavori di ristrutturazione della nuova farmacia, ci siamo soffermate più volte a pensare che lì c’era Bagetto. E ci siamo chieste se la prima cosa che avessero dovuto rifare non fossero proprio i gradini! Abbiamo certamente lasciato l’impronta sedute lì, un crocevia della nostra infanzia e adolescenza. Compravamo un ghiacciolo e aspettavamo. Prima o poi qualcuno arrivava e la vita si animava davanti alla vetrina colorata, sulla panchina, sui gradini. Quell’angolo di mondo diventava un centro giovanile a cielo aperto, un ritrovo per noi sicuro».

E venne il giorno della chiusura del negozio. «Tut al mondo l’è pasà de là sui 22 metri quadri del negozio e sù e zò par le scale. Par rivar sù in zima l’era quarantadoi scalin che i me ha fat vegner i dolori alle vertrebe e lassù l’era tut vert con frèt càn; sesantazinque ani de servizio ininterrotto, tuti i dì, sète su sète, oto, diese ore de laoro tuti i dì». Schiena e gambe ne ebbero a soffrire e tanto era il male che superò la tristezza e la malinconia per la chiusura dell’attività.

E ora cosa fa il buon Baggio? «Vae a cior ricete e medicine, il pomeriggio qualche veciota la porte a Tassei, a Levego, a dugar a carte e dale caprette al Fadalto. L’è sempre quela ma le se sènt valorizade. E pò qualche ciàcolàda, ma sempre al servizio dele persone». E ancor oggi, tutti i sabati, rallegra ed intrattiene amici, conoscenti e paesani con le storie, storielle e le facezie del paese, che alterna con le sue inarrivabili barzellette. Baggio è stato, era ed è… l’incomparabile!

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