Colore, simboli e significati hanno dato nuova vita alla torre Enel della piazzetta di Pullir di Cesiomaggiore, dove lo scorso 18 ottobre è stato inaugurato il nuovo murales dedicato a San Lorenzo, patrono della frazione. Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti il vicesindaco Martina Stach, anche presidente del Comitato di frazione, e numerosi cittadini, che hanno voluto ammirare l’opera da vicino e condividere un momento conviviale insieme. Un momento inaugurale semplice ma carico di significato, che ha trasformato un muro bianco, inosservato, in un racconto da farmarsi ad esplorare nel dettaglio: una storia che parla di Pullir, di una comunità alla ricerca della propria storia e della trasmissione della stessa.
San Lorenzo è conosciuto popolarmente come il Santo “della notte delle stelle cadenti”, festeggiato in agosto, tuttavia la sua storia si colloca durante la persecuzione di Valeriano, tra il 257 e il 258 d.C., quando gli fu chiesto di consegnare all’imperatore i beni della Chiesa durante un editto di confisca. Erano tempi bui, di soppressione, per i cristiani ed egli, con coraggio e un po’ di eccentricità, si presentò al prefetto imperiale con i poveri, gli orfani e i malati, mostrando proprio loro come i veri “tesori” della Chiesa. Un comportamento decisamente impertinente, tanto che, a quei tempi, gli costò il martirio.
Il richiamo a questa storia è presente anche nell’imponente opera firmata dall’artista Giovanni Sogne, maestro di murales il cui nome non manca in molti luoghi del Bellunese, che sotto ai piedi del santo colloca delle fiamme vive. Sogne, la cui formazione artistica affonda le radici a Cibiana di Cadore – borgo dolomitico celebre per i suoi murales – è anche insegnante presso la Scuola Internazionale di Affresco diretta da Vico Calabrò.
Andando ancor più nel dettaglio, il murales raffigura San Lorenzo vestito di rosso, colore del martirio, e verde, simbolo di speranza e vita, mentre tiene tra le mani la chiesa di Pullir. «La raffigurazione di una chiesa nelle mani di un santo proviene da una tradizione pittorica del Medioevo.» ha sottolineato Don Claudio Centa, che ha anche benedetto l’opera. «E’ un simbolo potente, che rappresenta il ruolo del santo protettore della Chiesa e della comunità che essa rappresenta. Questo è un dono di bellezza e di fede: San Lorenzo guarda con amore il suo paese, ricordandoci che non siamo soli e che una presenza benevola veglia su di noi.»
Il Santo è stato poi adornato con due elementi fortemente simbolici: le nespole, frutto tardivo che richiama il tempo del bilancio e della riflessione, e le api, emblema della laboriosità e dello spirito cooperativo della comunità. Queste due metafore visive sono state volute e ricercate da Remo Corona, che in prima persona si è adoperato per le carte e le varie burocrazie per compiere la realizzazione:“Le nespole ricordano la nostra festa tradizionale di fine anno – che si è svolta anche quest’anno il 23 di novembre – le api la dedizione della gente di Pullir, da sempre operosa e unita.” Corona ha anche ricordato come l’apicoltura fosse una tradizione radicata nel territorio sin dai primi del Novecento, citando famiglie come i Canova e i Raveane, che allevavano alveari con passione ma anche in modi inusuali: “I Raveane avevano le arnie sul poggiolo solivo. Ma poi, da loro che furono i primi, sono state tante le famiglie che hanno iniziato a portare avanti questa tradizione. Io stesso ho iniziato negli anni Ottanta e oggi siamo in diversi.”