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Un lavoro da mediano: ansia, sudore e serie a

Alessandro Gazzi presenta se stesso a Col Cumano

Un lavoro da mediano: ansia, sudore e serie a

Alessandro Gazzi presenta se stesso a Col Cumano

Scrive Alessandro nel suo libro autobiografico: “Uno che si era perso e che ha ritrovato se stesso nella zona mediana del campo e che fa della corsa e del sacrificio i suoi pregi principali. Esserci per gli altri”. Il senso di perdizione è riferito a un ben preciso periodo della sua carriera, poi evidentemente superato brillantemente. Sabato 23 luglio, nell’anfiteatro di Col Cumano, alla presenza di un folto pubblico accorso sul colle per sentire la sua testimonianza di calciatore professionista, abbiamo felicemente ritrovato l’“Ale” di sempre, accompagnato dalla splendida famiglia completamente “rosa”, che conoscevamo fin da quando, alla giovane età di 18 anni, lasciò Santa per intraprendere una carriera di giocatore professionista del calcio.

Umile, sincero, semplice, simpatico, affabile. Il mondo del pallone e le luci della ribalta non l’hanno stravolto o cambiato, anzi, l’hanno rafforzato nei valori in cui ha sempre attinto e trasformato oggi in uno scrittore!

Un orgoglio per Santa Giustina e la provincia tutta, manifestato da diverse testimonianze di stima, – in primis dai suoi amici storici con cui nei prati sotto Sartena organizzava nelle lunghe giornate d’estate, partitelle interminabili di calcio, come Francesco Giazzon (Checo), Andrea Dalla Rosa (Mutu), Marcello Balest (Giandu) – i paesani del Gruppo NeroVerde di Sartena, che hanno organizzato la serata, la Plavis, la Figc provinciale rappresentata da Orazio Zanin (per tutti Acio), l’amministrazione comunale e dai tanti cittadini.

PERCHè IL SARTENA NON
HA MAI VINTO IL PLAVIS?
Si interroga Davide Dal Zotto: «Sartena ha i migliori e unici giocatori che hanno giocato a livello professionistico (Alessandro e Tommaso Ebone che gioca nel Bologna F.C., n.d.r.). O abbiamo giocatori fortissimi ai quali dobbiamo rinunciare, o abbiamo giocatori nella media. Noi abbiamo rinunciato al loro apporto, per donarli ai palchi più blasonati, a discapito di primeggiare al Plavis. Ma sarà sempre così?».

Il ragazzo della porta accanto, così lo ha presentato Gianluca Da Poian nella brillante presentazione, ha così risposto alla domanda sul Plavis: «Siamo tutti qua per capire perché il Sartena in 50 anni non ha mai vinto il Plavis e me lo sto chiedendo ancora. Io avevo le stesse caratteristiche dei miei coetanei per giocare il Plavis, ho giocato nel campetto dell’Oratorio, andavo al bar Centrale, ho fatto il chierichetto con il sacrestano “Nazza” (Nazzareno De Dea, n.d.r.), andavo all’Acr e giocavo nel cortile interno tutto sassi e ciottoli appuntiti dove una porta era il recinto dell’orto di Nazzareno e l’altra l’entrata all’edificio dell’oratorio, stavo nel gruppo giovani, partecipavo al mitico “Risus Pascalis” qui a Col Cumano, giocavo nella Plavis. Avevo le carte in regola, ma non l’ho mai giocato e mi manca!».

L’ANSIA E LA CARRIERA
Alessandro ha raccontato la sua storia di calciatore con il suo stile e il suo tono di voce “monocorde” che, ironizza, ha l’effetto soporifero di far addormentare chiunque, anche la moglie Deborah e le graziose figliole. «Nelle interviste post-partita o nelle interviste specializzate è difficile far trasparire cosa c’è davvero dietro la faccia del calciatore; la mia carriera è stata una montagna russa, con alti e bassi. Nel nostro mestiere si va in campo ogni sette giorni, oltre che contro l’avversario è una lotta contro se stessi dove prima di tutto si deve imparare a gestire le proprie emozioni: l’ansia, di cui parlo nel libro, è una condizione necessaria per andare in campo. Se uno non entra in campo con un pizzico di ansia, di emozione, è difficile che dia il meglio di se stesso. L’ansia però, se non è ben gestita, può portare anche a presentazioni sottotono. Ma questo è normale per tutta la vita in generale. L’ansia vuol dire entrare in campo con la “tremarella alle gambe” con un pizzico di dubbio sulle proprie capacità, di essere all’altezza della situazione, se non gestisci l’ansia vai incontro a figure “barbine”. A volte l’ansia è amica, mescolata alla concentrazione».

UNO SU SEIMILA CE LA FA
Non fu un presagio pessimistico rispetto alla canzone di Gianni Morandi, il discorso che gli faceva suo padre Francesco ancora quando giocava nel Montebelluna: «Sai Alessandro, di tutti i ragazzini che si approcciano al calcio uno su seimila diventa calciatore». Dopo la infelice esperienza nella primavera della Lazio, Ale ricordò quelle parole e pensò di essere semplicemente uno dei seimila. Ma l’amore dei genitori Francesco e Dolores, e quello della ragazza Deborah, lo fecero meditare sulle sue qualità alle quali non voleva più credere. «Questo è il momento per smentirlo! Non li ho delusi». E così fu!

560 PARTITE NEI PROFESSIONISTI
Treviso, Lazio, Viterbese, Bari, Reggina, Siena, Torino, Palermo, Alessandria: una lunga carriera “da mediano” proprio come lo descrive magnificamente Ligabue nella nota canzone dedicata a Oriali, prototipo inconfondibile del mediano tutto fatica e sudore, del quale Alessandro sembra proprio essere il clone naturale. La Serie A è arrivata con la Reggina e la salvezza a fine campionato che gli è avvalsa la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Il top della carriera con la mitica maglia Granata del Toro, con la quale è arrivato a giocare in Europa League.

SONO DISOCCUPATO, STO CERCANDO LAVORO
«Nel calcio non si possono fare progetti a lungo termine. Sto studiando per conseguire la laurea in scienze motorie e ho conseguito il patentino per alleare fino alla serie B».

Non sappiamo cosa gli regalerà il futuro, sicuramente quello dello scrittore è una professione che gli si addice proprio, in un mondo dove la scolarità è mediamente bassa. Il contrario per la levatura culturale e letteraria di Alessandro. Ne dà testimonianza il successo editoriale del libro; ora può continuare a scrivere non solo di se stesso, ma anche sulla nostra rivista “il Veses” dove, tra il 2017 e il 2019, aveva fatto le “prove” del libro. E gli abbiamo portato fortuna, pubblicando le anteprime di quello che adesso è diventato il libro dell’anno…

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