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Un gioiello nascosto nel bosco

la chiesetta dei Santi Tiburzio e Susanna

Un gioiello nascosto nel bosco

la chiesetta dei Santi Tiburzio e Susanna

In cerca di idee per un’escursione verso un luogo ricco di tradizione e leggenda? La chiesetta dedicata ai santi Tiburzio e Susanna in località Col Melon sul Monte Avena può decisamente fare al caso vostro.

Come si raggiunge
La chiesetta è raggiungibile partendo a piedi da Facen, piccola frazione del comune di Pedavena, attraverso un sentiero che si snoda interamente nella natura, tra boschi di faggi e carpini; lungo il sentiero, conosciuto come “troi dei capitei” sono presenti molteplici capitelli votivi che guidano l’escursionista nella salita verso la chiesetta. Il percorso presenta una lunghezza di circa 8 km (andata e ritorno) e un dislivello di circa 600 metri. La stessa chiesetta è raggiungibile anche in auto, percorrendo la strada del Col Melon, fino al tornante da cui parte la strada sterrata che conduce ai prati sovrastanti il santuario; da percorrere a piedi resta comunque un breve tratto in discesa di circa 300 metri. Una volta raggiunta la chiesetta, l’osservatore può godere di una splendida vista panoramica sull’intera vallata feltrina. Risalente al XVI secolo, la chiesetta è costituita da un’unica aula, preceduta da un piccolo pronao in stile neoclassico, aggiunto durante i lavori di ristrutturazione del 1863, così come le quattro colonne doriche che ne compongono la facciata. Ad eccezione delle ricorrenze, la chiesetta rimane sempre chiusa, ma è comunque possibile ammirarne l’interno attraverso le grate delle due finestre.

Le leggende
La chiesetta è al centro di leggende popolari, che si sono tramandate via via nel corso dei secoli. I santi cui è dedicata sono due martiri romani rifugiatisi nelle terre feltrine per sfuggire alle persecuzioni contro i Cristiani. La leggenda narra che il passaggio dei due santi fece miracolosamente maturare i poveri campi di grano appena seminati, tanto che ai soldati che li stavano inseguendo e che chiedevano indicazioni sui due martiri, i contadini della zona risposero di averli visti passare molto tempo prima, al tempo della semina del grano.

Un’altra leggenda racconta che la chiesetta sia stata edificata da un eremita e che il diavolo, per impedirne la costruzione, gli abbia scagliato contro un grosso macigno; grazie però all’intercessione dei due santi, la grande pietra si conficcò a pochi metri di distanza dal santuario, andando a formare una grande vasca di pietra, tuttora esistente e conosciuta come pozzo di Santa Susanna. Sempre secondo la tradizione popolare, quest’ultimo serviva per raccogliere l’acqua piovana, che lì diventava miracolosa per curare la pertosse, localmente conosciuta come “toss pagana” che colpiva soprattutto i bambini.

Luogo ricco di fascino e di mistero è anche il capitello eretto in un anfratto sottostante la chiesetta; qui, secondo la tradizione popolare, si recavano le donne che desideravano avere un figlio per chiedere la grazia.

Storia e tradizioni
Oltre alla leggenda, un dato storico: grazie alla posizione strategica del luogo, si pensa che in epoca medievale lì si ergesse una fortezza difensiva e di vedetta sulla vallata, collegata visivamente al Castello di Feltre e al Santuario dei Santi Vittore e Corona. La stessa vasca d’acqua di cui si è parlato precedentemente potrebbe essere stata un braciere, acceso per allertare l’intera zona sottostante in caso di pericolo.

Anche e soprattutto grazie alla storia che circonda questo luogo, la chiesetta è sempre stata meta di pellegrinaggi. L’11 agosto è usanza ormai consolidata che i parrocchiani di Facen, insieme a quanti vogliano onorarne la ricorrenza, vi salgano a piedi, dove viene poi celebrata la santa messa. In passato, i proprietari delle “casère” nei dintorni di Santa Susanna accendevano anche dei fuochi votivi, retaggio pagano medievale, poi convertito in un simbolo religioso della fede cattolica.

Come in molti altri luoghi frequentati da escursionisti e visitatori, anche sul davanzale di una delle due finestre della chiesetta è posto un quaderno, su cui tutte le persone che vi giungono possono lasciare un loro pensiero o una traccia del loro passaggio, estendendo di volta in volta la conoscenza di questo luogo quasi magico.

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