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Un giallo per le donne

una panchina contro l'endometriosi a Trichiana

Un giallo per le donne

una panchina contro l'endometriosi a Trichiana

Al Parco Lotto di Trichiana c’è una nuova panchina dove sedersi a riposare. È stata inaugurata sabato 26 marzo, in occasione della giornata nazionale per la prevenzione dell’endometriosi nell’ambito dell’iniziativa “Sediamoci sul giallo, ENDOPANKTM” promossa dall’associazione “La voce di una è la voce di tutte” e dal Comune di Borgo Valbelluna per la sensibilizzazione su questa patologia molto diffusa ma di cui si parla poco. Colpisce infatti circa 3 milioni di donne in Italia, il 10-15% delle quali in età riproduttiva. Il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire ne sono affette.

Per comprendere meglio cosa comporta convivere con l’endometriosi, ho incontrato Evita Savi, una delle referenti dell’associazione che mi ha raccontato la sua storia. Ha 32 anni e combatte con questa disfunzione da quando ne aveva 20.

Come hai scoperto di avere l’endometriosi?
«La mia vita è stata normalissima fino al 2010, anno in cui sono diventata mamma per la prima volta. Alla ricomparsa delle mestruazioni, queste sono diventate molto abbondanti e dolorose, al punto di farmi svenire più volte. Per tentare di lenire il male, consumavo intere scatole di antidolorifici ma senza risultato. Mi sono quindi sottoposta a svariate visite ed inizialmente i miei dolori sono stati presi per sospetta appendicite o per coliche renali. La diagnosi definitiva è arrivata solo nel 2014.»

Una volta trovato il problema, le cose sono migliorate?
«Sono stata operata, ma due mesi dopo stavo peggio di prima. Per fortuna in internet ho conosciuto delle ragazze col mio stesso problema che mi hanno indirizzato a Verona. Qui ho trovato persone competenti e preparate sull’argomento. Ho avuto bisogno di una risonanza specifica che solo una dottoressa in tutta Italia, a Brescia, è in grado di fare e quindi i tempi di attesa sono biblici. Ho poi subito un ulteriore intervento. Bisogna tener presente che ogni volta vengono tolte delle parti intaccate dalla malattia e ovviamente questo comporta l’insorgere di altre problematiche.»

Ad esempio?
«Tra le altre cose mi è stato tolto un ovaio, cosa che mi ha creato un po’ di problemi nella ricerca della seconda gravidanza che per fortuna è comunque arrivata, anche se non è stata una passeggiata e ha aggiunto ulteriori problemi a quelli che già avevo.»

L’endometriosi è quindi scomparsa?
«Assolutamente no, è una brutta compagnia che dovrò sopportare per tutta la vita. Una soluzione sarebbe la menopausa indotta artificialmente ma, oltre ad essere costosa, questa terapia nel mio caso si è rivelata una strada non percorribile in quanto mi creava problemi alla coagulazione del sangue. Un’alternativa sarebbe togliere utero e ovaie, ma è comunque un intervento che non dà garanzie al 100%.»

Sono tante le donne nella tua situazione nel bellunese?
«Nel 2014 i casi in provincia si potevano contare su una mano. Ora, grazie anche alla Panchina Gialla arrivano all’Associazione continue richieste di aiuto o di informazioni. Questo è un bene perché permette alle ragazze di essere indirizzate tempestivamente nel posto giusto risparmiando tanto dolore e anche tante umiliazioni. Attualmente a Verona è stato aperto un reparto dedicato all’endometriosi, con personale altamente preparato e competente.»

Dietro il viso sorridente di Evita si nasconde in realtà un percorso molto doloroso e invalidante e la consapevolezza che molto resta ancora da fare per sensibilizzare le persone. «Dolori forti durante il ciclo possono essere un sintomo e non vanno sottovalutati anche se la tendenza è sempre quella di minimizzare, di dire che “non siamo tutte uguali”, che “è una questione psicologica”. Invece è importante trovare persone con cui parlare apertamente, con cui confrontarsi e soprattutto che sappiano davvero di cosa si tratta.»

Il Comune di Borgo Valbelluna è il secondo comune Veneto ad aver installato la panchina gialla. All’inaugurazione erano presenti il Sindaco del Comune, Stefano Cesa, l’assessore alle politiche Sociali, Educative e Scolastiche Marilisa Corso, il medico di medicina generale dott.ssa Elena Guerra, l’ostetrica Sabrina Galantin e le tutor referenti per l’associazione Evita Savi e Greta Bez. Sulla panchina è stata apposta una targhetta recante il QR-CODE che permette di collegarsi al link che trasmette informazioni rilevanti in merito alla malattia e i riferimenti utili per la prevenzione.

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