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Un ecomuseo dei bambini

Cergnai in mostra e in una tesi

Un ecomuseo dei bambini

Cergnai in mostra e in una tesi

Sulle tracce del paese di Cergnai. Un invito alla scoperta della frazione, attraverso le voci dei bambini della locale scuola dell’infanzia, quello suggerito dalla mostra a cura di Rachele Belli, allestita gli scorsi 20 e 21 gennaio al Casello. Abbiamo incontrato Rachele, laureanda in Scienze della formazione primaria, per saperne di più.

Come ti è venuta quest’idea?
«L’idea è nata dopo aver osservato i bambini della scuola dell’infanzia di Cergnai per due mesi e dopo aver scoperto che il progetto scolastico annuale riguardava le tracce: tracce che si possono trovare nel territorio, ma anche quelle che possiamo lasciare noi stessi. Insieme ad un’insegnante abbiamo ragionato su come questo progetto sarebbe potuto rientrare nella mia tesi. Così è nata l’idea di un museo, o meglio un eco-museo, quindi una mostra in cui si potessero portare, e far ascoltare, degli audio in cui parlassero i bambini».

Rachele racconta di come questo non sia stato un lavoro semplice: per realizzare il progetto «abbiamo lavorare molto intensamente per circa un mese, mattina e pomeriggio, per tutti i giorni in cui i bambini andavano a scuola. Per fortuna i piccoli sono stati davvero collaborativi», ha aggiunto Rachele. «Molti di loro avevano già visitato diversi musei ed erano tutti emozionati all’idea di crearne uno, per non parlare degli abitanti di Cergnai. Infatti all’interno dell’esposizione c’erano anche interventi di alcuni di loro, realizzati assieme ai bambini. La disponibilità delle persone è stata massima».

Non abbiamo ancora detto cosa c’era
all’interno DI questo museo
«Partirei dicendo che c’erano tanti meravigliosi disegni. In questo museo c’erano i bambini stessi: i loro ritratti, le cose che preferiscono, come riproduzioni di un gelato alla menta o di una ruspa, per fare degli esempi. Ma anche le loro voci che, attraverso dei QR-code, raccontavano cosa gli spettatori stavano guardando, utilizzando parole semplici.

Chi ha visitato il museo, ha potuto incontrare delle piccole grandi guide: i bambini stessi. Alcuni più inclini al parlare davanti a tante persone, altri invece più timidi e spaventati che chiedevano: “E se magari mi dimentico quello che devo dire?”, una paura credo comune anche ai più grandi». Ma c’era soprattutto Cergnai: gli animali dei suoi boschi, i fiori, il “mocio”, i cavalli di Campel, gli abitanti, il campanile, le case, le montagne… Era tutto molto genuino perché la mostra faceva vedere le cose dal punto di vista dei bambini in modo divertente. In alcuni cartelli i piccoli studenti consigliavano di indossare le scarpe giuste per poi potersi divertire nelle pozzanghere, oppure di abbracciare un albero, perché si potrebbe sentirne il bisogno; ancora, di inoltrarsi in un campo di pannocchie e ammirare le case con poggioli e tante finestre. Per non parlare delle regole che erano state messe all’entrata della mostra. Una in particolare rimane impressa: “Non si possono rompere le cose perché poi non sappiamo se si aggiustano”. Chissà che questo tipo di museo possa diventare un modello per altri luoghi.

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