Chi mi racconta questa storia è Valerio. Nonostante sia passato qualche anno, ne conserva un nitido ricordo.
I protagonisti sono due architetti svizzeri, proprietari di due Harley Davidson e due loro compagni di scorribande sulle due ruote. Sono insieme lungo le strade di Basilea quando sui loro telefoni arriva un messaggio particolare: “Se vuoi sentire il rombo del motore, vai a Valle del Mis almeno due ore”. Restano perplessi per la proposta pretenziosa e un po’ indiscreta, anche perché per loro si tratta di un luogo sconosciuto.
Qualcosa gli dice che si tratta di un luogo italiano! In fabbrica di italiani ce ne sono molti e uno lavora lì da parecchi anni. Gli sottopongono il quesito e lui risponde immediatamente, essendo nato da quelle parti.
Arriva il mese di maggio e i quattro amici decidono di intraprendere quel viaggio. Arrivano al confine attraversando le Alpi, raggiungono Milano e quindi Trento. Dopo un meritato riposo partono alla volta di Arsiè, Fonzaso, Sorriva, Croce d’Aune e infine con una discesa veloce si ritrovano a Pedavena. Una sosta con birra piccola, una sgranchita al parco della birreria più grande d’Europa, e poi di nuovo in sella passando per Murle, Villabruna, Cesio e Marianne. La giornata è splendida: dal balcone panoramico scattano una decina di foto. Sul loro itinerario di marcia appaiono in successione Campel, Cergnai, San Gregorio, San Zenon, Susin e Sospirolo. Sono le ore più belle della giornata quando le loro moto sfrecciano lungo la Valle del Mis, che fa eco al rombo dei loro motori. È un luogo, annotano sul taccuino, dove “durante il giorno si incontra per nove volte la notte”. Sono le nove gallerie strette e non illuminate che li conducono in California e poi a Gosaldo. È il coronamento del loro sogno! Nel frattempo, hanno visto una chiesetta, i Cadini del Brenton e una rumoreggiante cascata.
La stretta valle si apre quando giungono ad Agordo e risalgono i tornanti che conducono a Passo Duran. Un’aria frizzantina accarezza i loro visi. Una breve sosta fa respirare i motori. La discesa verso Forno di Zoldo è impegnativa e si snoda attraverso zone boschive disabitate e incontaminate.
Finalmente tornati a valle, si fermano a pranzo all’Insonnia. Certo il loro amico italo-svizzero non ha trascurato nulla ed è riuscito a disegnare un piacevole itinerario! Nel primo pomeriggio scendono verso Longarone, raggiungono la diga del Vajont e ridiscendono verso Soverzene, Ponte nelle Alpi e Belluno per finire a Meano, a casa dei familiari del loro dipendente. Qui si fermano di fronte a due grandi caseggiati gialli, dipinti da poco e chiedono se sia un albergo. Sì, è l’albergo dove soggiornano i nostri anziani- è la risposta. Incuriositi, entrano per una breve visita. Dopo la notte trascorsa in Viale Stazione a Santa Giustina, tornano in Svizzera carichi di immagini e di ricordi. Valeva la pena di percorrere questa Valle, tanto simile e tanto diversa dalle vallate d’Oltralpe che conoscono e amano, ma non posseggono nemmeno una nota dell’eco che ha rotto l’incantato silenzio della Valle del Mis.