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Tradizioni da preservare

una delle ultime segherie del Feltrino

Tradizioni da preservare

una delle ultime segherie del Feltrino

Che in località Salgarda, appena sotto la strada provinciale 12 che collega Villabruna a Cesiomaggiore, esistesse una segheria se ne ha notizia sin dal 1700 quando era gestita da un certo Meneghini. Nel corso del 1800 figura come di proprietà del conte Lucio dé Mezzan e si sa che fu seriamente danneggiata da un incendio. Lungo i torrenti Stien e Caorame, a partire dal Pont del Corno, mancando allora l’energia elettrica che arriverà solo agli inizi del 1900, vi erano una serie di mulini ed opifici tutti alimentati dalla forza motrice delle “roste”, cioè le rogge di derivazione che con impareggiabile ingegno i nostri avi realizzavano incanalando le acque e regolandone l’afflusso con paratoie. Giusto ricordare una ricerca dello storico locale Nino Gris che fa un dettagliato elenco delle varie attività di architettura industriale esistenti (che andrebbero rivalutate magari con un sentiero tematico e cartelli indicativi, per non dimenticare il nostro passato).

Tornando all’antica segheria del tipo alla Veneziana, essa fu per decenni gestita dalla famiglia di Ermenegildo Pasa, detto Gildo, e i pochi anziani superstiti rammentano che, essendoci in famiglia quattro belle figlie, Silvana, Vilma, Rita e Marisa, era meta di visite mascoline per “smorosar” o almeno tentare. L’acqua scorreva veloce giorno e notte e faceva funzionare la lama verticale grazie ad un complicato ed ingegnoso sistema totalmente ligneo; da immaginare le difficoltà di trasporto con carri trainati da cavalli o buoi. Appena a valle della segheria si ricorda che c’erano delle pose ove le donne di Villabruna andavano a risciacquare la biancheria dopo aver fatto l’ormai tramontata “lissia”, cioè usando acqua calda e cenere. Esse vi andavano anche d’inverno con la neve, dato che l’acqua in casa non c’era e le fontane servivano per abbeverare gli animali. Si ricorda anche un’attività di fornace da calce, con prelievo delle pietre calcaree dal torrente.

Gestione “ Miol”
Nell’autunno 1979 i quattro fratelli D’Incau, figli di “Toni Miol”, nativi di località Piazzoni a Zorzoi, dopo anni di lavoro quali boscaioli in Primiero ma pure in Carnia, provvidero ad acquistare l’antica segheria: erano Giovanni Battista, Mario, Amilcare e Carlo. Iniziarono l’attività nel 1980, con una spesa allora ingente di ben 54.00 milioni di lire, ma lo spazio era molto poco. Giambattista si ritirò fondando una propria falegnameria in zona Peschiera, Amilcare morì tragicamente e quindi restarono Mario e Carlo che per anni lavorarono in segheria. Nel 1984 il salto di qualità con la costruzione del nuovo impianto Primuttini e l’acquisto del terreno attiguo di 12.000 mq da Franco De Boni, portando la superficie a ben 18.000 mq.

Dopo la scomparsa di Mario, Carlo, ultimo rimasto, acquistò dagli eredi la loro quota e ancora oggi, pur pensionato, a 68 anni continua l’attività scendendo ogni giorno da Sovramonte e spera che il figlio Andrea un giorno abbia voglia di proseguire. Da sottolineare che, essendo questa l’unica segheria dei dintorni, chi possiede in zona una “noghera”, un “perer”, magari un acero, un ciliegio o un’acacia, ancora un larice o un abete, certamente arriva da “Miol Segat”, come l’artigiano è noto.

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