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Testimoni di geova

un secolo di presenza a Belluno

Testimoni di geova

un secolo di presenza a Belluno

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ome ha scritto ironicamente il sociologo Introvigne, “ci sono probabilmente più sociologi  intenti a studiare ‘una singola congrega di tredici streghe olandesi’ di quanti non si occupino  di ‘un movimento che sta cambiando milioni di vite’ come quello dei Testimoni di Geova”. Molti rimangono stupiti nel sapere che i Testimoni sono presenti in provincia di Belluno da  un secolo. Ricostruiamo a grandi linee la loro storia. 

“La storia moderna dei testimoni di Geova iniziò con la formazione di un gruppo di studio  biblico ad Allegheny, in Pennsylvania (USA), poco dopo il 1870. Dapprima si chiamavano  semplicemente Studenti Biblici, ma nel 1931 adottarono il nome scritturale di testimoni di  Geova. (Isa. 43:10-12)”. 

La loro storia in Italia si può far risalire al 1891 a Pinerolo nelle cosiddette “valli valdesi”.  Successivamente, avvicinandoci alla nostra provincia, nel 1933 un emigrato di ritorno dal  Belgio, Narciso Stefanon, dove era diventato Testimone, ritornò al suo paese, Zortea (Canal San Bovo, TN) dove organizzò un piccolo gruppo di studio biblico di una ventina di persone a cui aderisce anche Francesco Zortea, un contadino venticinquenne. 

Zortea racconta: “Nel mese di aprile del 1934 mi recai a piedi a Fonzaso (Belluno), un paese distante  venti chilometri, per darvi testimonianza. Mentre andavo di casa in casa offrendo il  messaggio del Regno, fui fermato dai carabinieri ed accompagnato in caserma dove, dopo  avermi interrogato riguardo all’opera che stavo compiendo, sequestrarono la letteratura.  Poi mi rinchiusero in camera di sicurezza dove rimasi fino all’indomani mattina”. 

Curioso è il neologismo “quei de le Prade”, usato dai vecchi abitanti di Lamon nel  riferirsi ai Testimoni che partivano da Prade, frazione di Canal San Bovo per andare a  predicare nel loro paese. Queste due informazioni confermano l’esistenza di una comunità  trentino/bellunese.  L’11 settembre 1943 Hitler istituisce in territorio italiano la zona d’operazione Prealpi, o  Operationszone Alpenvorland, unificando le tre provincie di Bolzano, Trento e Belluno con a  capo il Gauleiter del Tirolo Franz Hofer. “La nomina delle amministrazioni civili in cui  prevaleva la presenza di funzionari di origine austriaca e l’aggregazione di fatto delle… zone  d’operazione alle dipendenze di Gauleiter del Tirolo… stava a sottolineare l’inserimento  organico… all’interno dello spazio politico del Terzo Reich”. 

La comunità dei Testimoni trentino/bellunesi venne, di fatto, a trovarsi in territorio  nazista. Di questo cupo periodo storico non rimane traccia. Paradossalmente il fatto che la  maggioranza dei Testimoni italiani si trovasse in prigione o al confino, in quanto considerati  antifascisti, significò la loro salvezza mentre in Germania i Bibelforscher (Studenti Biblici,  come erano noti allora i Testimoni) erano aspramente perseguitati. 

La prima bellunese a convertirsi alla fede dei Testimoni fu Nella Barnabò, una  commerciante di Domegge di Cadore, la quale venne a contatto, negli anni 30, con alcuni  villeggianti di Faenza in provincia di Ravenna, sede di una delle prime comunità italiane.  Successivamente la Barnabò e Cristina Da Pra di Lozzo di Cadore, che aveva familiari  Testimoni emigrati in Canada, frequentarono la comunità di Belluno. La seconda bellunese a diventare Testimone nel 1946 fu la signora Maria Tagliapietra di  Arten di Fonzaso, a seguito di conversazioni avute con un militare americano, dal quale  aveva ricevuto in dono delle pubblicazioni. 

La terza, e la prima donna dell’Alpago, a convertirsi alla fede dei Testimoni fu Jolanda  Ida Saviane (nonna dell’autore), classe 1906, emigrata a Milano nel 1930 per lavoro, ove si  battezzò nel 1951. 

Nel 1946 in Italia si contavano 120 Testimoni, una buona percentuale dei quali facevano  parte della comunità trentino/bellunese. 

Nel 1951 la confessione religiosa superò la soglia delle mille unità, e immediatamente fu  presa di mira della stampa cattolica. A titolo esemplificativo citiamo “L’Osservatore Romano” dell’1-2 febbraio 1954: “Dobbiamo poi denunciare l’intensificata propaganda protestante, ordinariamente di  origine straniera, che viene a seminare anche nel nostro Paese perniciosi errori… Invitiamo  tutti i Parroci, le Associazioni, i fedeli a sorvegliare con assidua diligenza, ad informare con  sollecitudine chi di dovere”.  

Nonostante il clima di intolleranza religiosa, nel maggio 1959 a Belluno esisteva un  gruppo isolato di Testimoni che si riuniva nel salotto di casa di una simpatizzante, un’anziana  insegnante elementare, in via Rivizzola. 

Nel 1962 il gruppo di Belluno era composto da 5 persone. È di quell’epoca la tesina di una studentessa bellunese di quarta superiore, vincitrice del  premio VERITAS nel 1963, intitolata “I Testimoni di Geova e i cattolici bellunesi”, nella  quale si legge: “I testimoni di Geova hanno incontrato un certo successo, anche se ancora  non allarmante”. 

Agli inizi degli anni 70 il gruppo (escludendo la comunità di Zortea) conta una ventina di  persone. Successivamente la comunità si moltiplica, suddividendosi più volte fino a formare le  attuali 11 congregazioni trentino/ bellunesi. Di seguito, si elencano data, luogo e circostanze in cui sorgono le suddette comunità: 1971 Feltre, 1974 Valle di Cadore, 1975 Puos d’Alpago, 1976 Agordo, 1982 Longarone,  1983 Nuova Erto, 1984 San Vito di Cadore, 1984 Sedico, 1984 Colle Santa Lucia, 1986  Belluno (si divide in Nord e Sud), 1986 Mel. 

In un volume del 1988, a cura del Dipartimento per l’Informazione della Giunta  Regionale del Veneto, si elencano le comunità dei Testimoni di Geova nella provincia di  Belluno, secondo il censimento della fine di agosto 1985: Belluno, Feltre, Cencenighe, Ponte  nelle Alpi, Puos d’Alpago, San Vito di Cadore, Sedico e Valle di Cadore. 

Nel 2021 le comunità trentino/bellunesi sono undici (Alpago, Belluno Nord, Belluno Sud, Borgo Valbelluna, Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo, Domegge di Cadore, Fonzaso, Imèr, Longarone, Santa Giustina), che utilizzano dieci Sale del Regno. 

Attualmente sono 1.200 i bellunesi che frequentano le riunioni dei Testimoni di Geova anche  via Zoom.

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