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Tecnologia & Social Network

Educarsi ed educare all'uso

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Educarsi ed educare all'uso

Smarphone e tablet, complice l’utilizzo dei social, ci seguono ormai dappertutto e sono diventati appendici nelle mani e nelle tasche. Per bambini, adolescenti e adulti sono uno strumento importante di gioco, intrattenimento e comunicazione che ha trasformato sia la comunicazione diretta, degli sguardi e dei visi, che la realtà spazio-temporale sostituendo l’esperienza diretta dell’essere in relazione con attività cognitive e linguistiche.

Il contesto odierno
Per tutti, non solo per i giovani, possedere un cellulare è indispensabile ed inevitabile: con questo oggetto si gestiscono lavoro, amicizie, contatti, attività diverse che fanno sentire integrati nel gruppo di riferimento e, soprattutto, essere sempre presenti nella comunità virtuale.
Insomma, a partire dai più piccoli ai più grandi, navigare in rete e collegarsi ai social network per chattare, condividere foto ed esperienze è naturale tanto che oggi si usa descrivere i ragazzi e gli adolescenti con la definizione di “nativi digitali” per indicare la velocità con la quale, ancora piccoli, imparano ad usare telecomandi e cellulari. Le indagini di Eu kids Online, in paesi come la Svezia e la Danimarca, indicano che l’età media in cui i ragazzi iniziano a navigare è di soli sette anni, mentre in Italia si inizia a dieci; questi dati, inoltre, con la pandemia sono significativamente aumentati perché la relazione con la tecnologia si è fortemente intensificata e trasformata.

Come affrontare il cambiamento
Queste tecnologie, di cui tutti siamo fruitori, e che i ragazzi imparano sempre più precocemente a usare, hanno profonde conseguenze e ricadute sul sistema di relazioni, norme sociali e valori condivisi. La trasformazione in atto è molto complessa, riguarda da vicino le relazioni, il modo di comunicare, di percepire e immaginare se stessi, le connessioni e gli scambi tra le persone ed è parte integrante della realtà moderna.
La condizione degli adolescenti è opposta a quella dei genitori. I primi sono attratti dal web, non perdono occasione per navigare in rete e incontrare persone, i secondi si trovano a dover gestire le complessità del web. In questo scenario, il genitore deve chiedersi come accompagnare il figlio ad usare la rete e i social così come ha fatto nel prenderlo per mano e insegnargli a camminare. I social sono piattaforme virtuali – non si sa mai con chi si ha a che fare – ed è indispensabile interrogarsi sull’uso che dall’altra parte altre persone possono fare delle foto, dei giochi o delle chat; questo perché i ragazzi sono spesso guidati dall’esigenza di mostrarsi al mondo e affermare il proprio io, dimenticando che possono attirare sguardi indiscreti e ciò può trasformare un gioco in un incubo.
Il ruolo del genitore
L’adulto non dovrebbe lasciarsi irretire dai social o porsi in competizione con i figli, ma conoscerli e utilizzarli con equilibrio facendo in modo che l’uso dell’oggetto tecnologico diventi un modo per relazionarsi, condividere, giocare e discutere. Importante è quindi il suo sguardo, la relazione, la partecipazione con il figlio gestendo insieme questi strumenti.
Certamente le tecnologie assorbono tempo, mangiano ore, risucchiano in pseudo conversazioni che però non creano una vera conoscenza. Per parlarsi ci vuole anche il corpo, il desiderio di stare insieme, il domandare e il chiedere, coinvolgendosi e coinvolgendo. a navigare è di soli sette anni, mentre in Combattere i social non ha senso: a noi adulti riconsegnano l’interrogativo su come intendiamo l’educazione che è ascoltare, insegnare, essere esempio, dare un nome agli stati d’animo, a vissuti, agli affetti, offrire valori, saper tenere la posizione anche se scomoda e non omologata.

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