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Tancredi Parmeggiani

La mia arma contro l'atomica è un filo d'erba

Tancredi Parmeggiani

La mia arma contro l'atomica è un filo d'erba

Tancredi (Feltre, 1927-Milano, 1964) è stato un artista eclettico, originale, di caratura internazionale, finalmente rivalutato dalla critica e conteso nelle più importanti aste in Italia e nel mondo. Il suo spirito inquieto e curioso, la sua voglia di conoscere e sperimentare non potevano limitarlo al territorio di nascita, pur sempre amato, ma troppo stretto per lui. Lo struggente ricordo delle sue origini è chiaramente espresso nei “Diari paesani”, ancor più amaro per la consapevolezza di non potervi restare.
È stato un uomo limpido, semplice e molto sensibile, costantemente in bilico tra momenti di esaltazione e di abbandono totale.

Il punto era l’inizio di ogni sua opera, il punto, il più piccolo spazio pittorico da cui tutto nasce; può rappresentare un aereo lontano, un uccello che vola, un uomo o una città visti dall’alto… poi un punto, un altro ancora, fino a realizzare o a immaginare una forma complessa di non facile comprensione immediata, proprio perché in essa si può vedere tutto, ma proprio tutto, quello che noi vogliamo ci sia. Nei suoi quadri non esistono forme compiute, perché Tancredi è un informale; non vuole descrivere, ma esprimere sensazioni, stati d’animo, che può percepire solo chi riesce a sognare con lui. I sentimenti non hanno bisogno di descrizioni.

Ebbe la fortuna di entrare “alla corte” di Peggy Guggenheim, la dogaressa, la più influente e attiva mecenate nel campo dell’arte. A Venezia Tancredi vive il periodo più spensierato e gioioso della sua vita; la luce accende la sua tavolozza per la prima volata, nel ciclo delle “ Primavere” riesce a esprimere pienamente se stesso e il luccichio veloce e mutevole che si specchia nell’acqua, attraverso punti e segni sottili che gli appartengono. Il sostegno di Peggy, unito alla curiosità e alla voglia di apprendere, lo portano a contatto con i più grandi di ieri e di oggi: Vedova, Santomaso, Pollok, Riopelle, Sam Francis…. riuscendo in questo modo a farsi conoscere in America e ad essere corteggiato nel mondo.

Ma improvvisamente, a soli 28 anni, si interrompe bruscamente il suo rapporto con Peggy; troppo presto per riuscire a camminare con le sue gambe. L’ostilità di Peggy segna l’inizio della sua decadenza. Finisce la favola d’oro.
La pittura vibrante e colorata che esprimeva i suoi sogni, adesso, ormai solo a contatto con la realtà che deve affrontare ogni giorno, mostra un triste cronista della condizione sociale dell’uomo. L’uomo nuovo, che aveva immaginato nella pittura dei tempi migliori, non nascerà. Si accorge ben presto della mercificazione del mondo dell’ arte. L’uomo, e soprattutto l’artista, è soffocato dai falsi ideali proposti dalla società.

L’ipocrisia dilagante, il potere, il consumismo, il guadagno contro i valori, che mal si accordano con l’onestà del suo vivere, lo portano al ciclo dei “Matti” con cui rappresenta il mondo che vede: svastiche, croci, medaglie, gnomi, ameboidi, mostriciattoli mostrano il rifiuto della realtà che viene normalmente vissuta, ma che non riesce a fare sua.

La libertà gestuale, il messaggio diretto lanciato dal gesto informale hanno sempre una forte presa sul limpido Tancredi, uno spirito libero, un uomo che, soffrendo per quello che vedeva, non riusciva a tacere.

Quando il mercato riesce a prevalere sull’arte, per interessi combinati di pochi, vengono creati pseudo artisti che durano il breve spazio di qualche mese, di una moda o di nuove necessità quasi sempre inventate.

La bomba atomica era stata lanciata. Hiroshima e Nagasaki avevano mostrato gli orrori delle sue conseguenze al mondo. E cosa può fare un artista contro questa follia collettiva? “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba” scriveva.
La speranza, la natura, lo struggente ricordo della sua verde terra riescono, per un po’, a sostenerlo.

Tancredi viveva la sua arte con passione totale; arte e vita erano per lui la medesima cosa, e quando l’arte non lo sosteneva più, e per sopravvivere dovette vendere tele e colori, anche lui cessò di esistere e, lontano da tutti, compì il gesto finale. Neanche il pensiero del ritorno alle origini e alla natura, alla sua terra sempre amata ma troppo stretta per lui, neppure il “ il filo d’erba”, la sua più grande forza contro l’atomica, a quel punto, a soli 37 anni, gli fu d’aiuto nel momento estremo della sua decisione.

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