La Chiesa, gli ordini religiosi e i fedeli favorirono il sorgere degli ospizi. Il primo ospizio feltrino sorse nel 1286 ad Anzù grazie a Fiobono Bovio, dedicato a S. Vittore. Assisteva pellegrini, malati miseri e bambini illegittimi.
Sempre nel Duecento sorse l’ospitale di S. Maria del Prato, amministrato da laici riuniti nella “scuola” collegata alla chiesa e al convento francescano di Santa Maria del Prato e sostenuto da molte donazioni soprattutto testamentarie. Nel 1775 gli amministratori comprarono all’asta il convento di Ognissanti, ormai vuoto, e vi trasferirono i malati; da allora Feltre poté vantare un ospedale invidiato in città ben più importanti. Era necessario tuttavia che fosse aggiornata la funzionalità dell’edificio e per questo, nel 1824, l’avvocato Bartolomeo Bellati, direttore dell’ente, incaricò l’ingegner Brun di progettare il nuovo ospedale civile.
Dopo l’era degli ospizi a carattere religioso, era necessario offrire comodità ai pazienti, percorsi adatti al personale, cucine utili per le mense e perfino sale di medicazione e chirurgiche. Ma l’Ufficio provinciale degli ingegneri respinse il progetto nel 1830. Bellati si rivolse anche all’architetto Giuseppe Segusini, allora a Venezia, autorizzandolo a servirsi del “capo muratore Giacomo Menegazzo di Caupo”.
Segusini ritardava e fu interpellato quindi l’ingegnere veneziano Giovanni Fuin, ma anche il suo progetto fu respinto dal Regio ingegnere capo di Belluno. Finalmente fu incaricato – come scrive Adriano Rota nel suo importante libro “Storia dell’Ospedale di Feltre” – l’ingegner Giovanni Bosio. L’affidamento per concretizzare il progetto non fu facile e ben tre aste andarono a vuoto. Tuttavia un impresario feltrino, Antonio Berton, accettò l’offerta e anzi si offrì di versare all’ospedale la metà del suo guadagno dell’appalto. Il Segusini – scrive Rota – ebbe l’incarico di progettare uno stanzino ad uso “scrigno del tesoro”, che ipotizzo potesse essere nello spazio dell’attuale ascensore; inoltre, sarà stato tenuto certamente conto di qualche suo suggerimento, dato che ebbe l’incarico di collaudare i lavori. Il doppio porticato del convento di Ognissanti subì, per far posto alle cucine, il tamponamento delle arcate a sud.
Nell’atrio viene affissa la lapide che recita: “Civico Ospedale- coi risparmi delle proprie rendite- restaurato- ampliato- a miglior ordine ridotto- negli anni 1938-39- Bartolomeo Bellati- Gio. Zanettelli- preposti alla Pia opera- Giuseppe Segusini- Gio.Bosio- Architetti- Antonio Berton- Gio.Vittore Rossi- imprenditori.”
Si deve alla grande generosità di Achille Gaggia la costruzione, negli anni 30 del secolo scorso, dell’attuale ospedale di S. Maria del Prato, mentre il manicomio restò ad Ognissanti per molto tempo ancora.