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Sulle orme di S. Pietro

dalla terra trevigiana si torna a Chies d'Alpago

Sulle orme di S. Pietro

dalla terra trevigiana si torna a Chies d'Alpago
Affresco di Marco da Mel a Lamon

Da Mel uno storico valico, il passo di Praderadego, porta verso Sud fra le opulenti colline del prosecco dove, sul lungo contrafforte che porta verso il castello di Conegliano, troviamo la preziosa San Pietro di Feletto; un nome che identifica ancora una volta un intero borgo noto da sempre per i suoi apprezzati vini trasportati storicamente verso il Norico su botti caricate su carri, di cui son rimasti i segni dei tipici carriaggi in taluni frammenti di viabilità lungo le rive della Piave.

Poco a tramontana, nella storica cittadina di Asolo, ritroviamo anche qui puntualmente, sulla viabilità da Padova verso la Valbelluna, un’importante chiesa conventuale con un bel chiostro dedicata ai santi Pietro e Paolo, oggi proprietà di un illuminato imprenditore veneto e sede dell’Asolo Art Film Festival con la nobile funzione di ospitare apprezzate attività culturali. È collocata proprio sopra il borgo e a diretto contatto con le antiche mura sulla porta settentrionale, da cui si identifica la direzione fra le colline asolane della vallata alpina. Ecco quindi, poco piú su, la Città di Feltre con il suo Duomo dedicato allo stesso Santo davanti al quale un vasto sotterraneo mostra un’ampia strada lastricata, strutture murarie, di case e botteghe con mosaici e raffinati riscaldamenti ad ipocausto. In questo caso la viabilità romana, la nota Claudia Altinate, portava direttamente a Lamon, sopra il Cismon, dove su un’alta rupe di arenaria rossa si erge una pieve di rara suggestione. Restaurata perfettamente solo di recente, raccoglie al suo interno affreschi del martirio di san Pietro e un immenso giudizio universale.
Messaggi di fede e cultura religiosa si ritrovano seguendo il filo dell’apostolo delle chiavi; lungo la viabilità verso la Germania ritroviamo, poco sopra Bolzano in una splendida valle, San Pietro di Funes, luogo che diede i natali al noto alpinista Reinhold Mesnner, interprete di un simpatico aneddoto proprio nei pressi della sua chiesa cimiteriale. Un dí una signora, intenta a sistemar fiori, vede spuntare dall’alto muro che cinge il cimitero la testina bionda di un bimbo: «Ah! Ma sei tu briccone di un Reinhold… arrampicarti su quel muro. Bravo, domani lo dirò a tuo padre, il nostro maestro!». Le ricchezze dei monti, oltre a boschi, pascoli, borghi di laboriose genti collegati lungo le rive di viabilità d’acqua, erano certamente anche i metalli per campane, cannoni, spade, monete e in particolare le miniere di Val Imperina presso Agordo. Non a caso proprio qui troneggia in piazza una grande chiesa con ben due campanili, anche se ricordiamo che la storica chiesa antica é stata demolita, certamente per ampliarla, per far posto ad una nuova viabilità d’accesso al centro.

Misteriosi rapporti si intrecciano con i luoghi di queste chiese, sempre collocate nei pressi di sorgenti o corsi d’acqua, fatti di fede certamente, ma anche di un misto di ritualità pagane dense di energie misteriose. Come nel caso di quelle identificate nella piccola San Pietro di Foen, presso Feltre, meta in un periodo di pellegrinaggi che si é voluto ad un certo momento tentare di razionalizzare e ridimensionare da parte degli organi ecclesiastici.
Questo viaggio, fra i piú simbolici esempi delle veramente tante chiese, cappelle, oratori dedicati al Santo, non poteva che finire fra gli assolati tramonti sulla Valbelluna dall’alto della conca dell’Alpago, dove infatti la cappella di San Pietro a Chies, di cui si ricorda il misterioso ritrovamento di una sepoltura con una grande spada, si affaccia quale vero mirabile esempio di luce ed ammirata considerazione del Creato.

Come accennato nel numero scorso, l’itinerario fra questi caposaldi di storia e fede é diventato entusiasticamente un impegno editoriale condiviso dall’abile Francesca Pavan, che con la sua casa editrice Michael Edizioni, ha stimolato un prezioso lavoro di cesello unitario fra romantici luoghi tramite i racconti dello stimato scrittore Alessandro Fort.

Il prezioso contributo scientifico curato dallo storico Marco Perale fa luce sulla importante storia unitaria di questi ammirevoli caposaldi sparsi sul territorio alpino. Il volume, illustrato da grafiche realizzate dallo scrivente, é già stata richiesto da tutte le località citate e da altri luoghi di cultura, dimostrando come il territorio alpino viva oggi di un radioso passato proiettato verso un luminiso futuro, basta solo, in silenzio, esaltarne l’eco. Sì, proprio come le campane di San Pietro .

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