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Suelle tracce di una linea difensiva austro ungarica

sotto il monte Peron

Suelle tracce di una linea difensiva austro ungarica

sotto il monte Peron

Il Monte Peron coi suoi 1.486 m è la prima montagna che incontri sulla destra (NE) quando ti addentri nella Valle del Cordevole lungo la ex SS203 Agordina. Questo monte non ha particolari pregi per essere annoverato tra le cime dolomitiche. La parete che esso rivolge verso meridione non è però del tutto disdicevole. Ha un suo particolare, sia pur limitato, fascino. Ma la fragilità della roccia ha comunque sempre tenuto lontani gli alpinisti salvo qualche rara eccezione. Il suo nome si associa prevalentemente a lontani terremoti, a frane immani di cui sembra essere stato protagonista. Persino una leggenda sembra riguardarlo, la leggenda di Cornia.

Un sentiero lo percorre quasi orizzontalmente alla base della sua parete e la tradizione cita un santo eremita che si ritiene vi avesse trovato la sede per frequenti meditazioni e per il notturno ricovero: San Salvador. Ma pare anche che un pezzetto di storia non molto lontana sia stata ospitata in questi luoghi. Ce ne ha parlato Gianni Viel, un anziano “giovane” nativo di Barp, che, pur settantenne, ha conservato l’amore per i luoghi di nascita e per la storia che li ha interessati. In passato egli ci aveva già portati in luoghi ove la storia è stata cancellata dal tempo e dall’abbandono della montagna e ormai si mescola quasi solo con la leggenda: il Covol de la Madoneta ne è un esempio. In questa occasione egli invece ci ha condotti per mano ove la storia risale alla fine della Prima Guerra Mondiale. A poco più di cent’anni fa.

Un esercito, quello austro-ungarico, ormai sfinito dalla fame, dalla mancanza di risorse, in pieno disfacimento morale e fisico, sulla via del ritiro, nel secondo semestre del 1918, aveva trovato ancora la forza di completare una linea militare di difesa (nata però inizialmente con scopi di contrattacco), che avrebbe consentito al grosso delle truppe una via di fuga lungo la Valle del Cordevole più agevole e spedita. Questa linea di difesa che congiungeva Tisoi e Barp al Monte Sperone doveva avere una ampiezza di circa 8 chilometri.

Noi ci siamo limitati a visitare le zone vicine a Barp, sotto il Monte Peron, che interessano Col del Bosch, Val Fontana, Col de Staol, sino alla Val delle Fosse, alla sua testata. Inutile cercare nelle cartine che riguardano la montagna questi toponimi. Non sono segnalati. Sono generalmente segnati in cartine più specializzate e nella memoria della gente locale.
A La Fossa, a monte di Barp, vi era un accampamento e poco oltre l’esercito austriaco aveva realizzato, accanto a trincee, anche numerose postazioni per cannoni e artiglieria leggera, oggi in parte sommerse dalla vegetazione di arbusti, di rovi.

Gianni Viel ci ha accompagnati per qualche ora lungo queste linee alla scoperta di ciò che è rimasto. Il tempo, l’uomo, hanno cancellato quasi del tutto le vecchie opere. Ma l’occhio dell’appassionato, dell’esperto, riesce ancora a trovare la traccia delle fatiche dell’uomo, oltre a un reticolo di sentieri, di mulattiere, quasi frenetico, che l’uomo si è adoperato a costruire, a realizzare. Il nostro sguardo, non ci fosse stato Gianni, spesso però si sarebbe limitato a vedere insignificanti mucchi di sassi.

Nella ritirata dell’esercito austriaco, non sappiamo quanto in realtà siano servite queste opere per rallentare chi inseguiva e proveniva da Belluno liberata e dal Pian de le Femene nelle Prealpi. Non più di uno o due giorni. Ma a qualcosa devono pur essere servite queste opere se, dopo oltre cent’anni, il nostro accompagnatore ha potuto trovare ancora varie bombe inesplose, bossoli, reticolati. A queste ricerche Gianni Viel ha dedicato centinaia di ore che lo hanno portato a scoprire i luoghi ove c’erano le vecchie trincee, le postazioni, ecc. Egli non si è limitato a localizzarle, ma anche a ripristinarne qualcuna. E ora vorrebbe completare la conoscenza, realizzando un percorso conoscitivo storico-turistico che consenta di ricordare quanto avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale in queste località.

Noi ci auguriamo che queste nostre brevi note, che attingono dal mondo orale, possano portare qualcuno ad approfondire la conoscenza di quanto effettivamente successo in quei tragici ultimi giorni, in cui si è consumato a nostro parere solo il primo capitolo del suicidio dell’Europa, rivolgendosi ai lontani archivi di Roma e di Vienna.

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