L’Italia conta oltre 5.300 paesi abbandonati, luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Tra questi il territorio montano veneto ne annovera diversi, portando ancora i segni profondi dello spopolamento iniziato negli anni Cinquanta. Le guerre mondiali lo devastarono e impoverirono a tal punto da costringere i montanari ad emigrare all’estero, inseguendo una speranza lontana. Negli anni Sessanta arrivò il boom economico: le città crescevano veloci, promettevano lavoro e comodità sconosciute alle valli. Così, uno dopo l’altro, interi paesi si svuotarono, mentre la pianura si popolava di nuovi sogni e nuove vite. È il caso anche di Stracadon, piccolo borgo di montagna situato in Alpago, di cui oggi non restano che cinque ruderi abitati da una folta vegetazione.
Carlo De Battista, sindaco di Chies D’Alpago dal 1975 al 1990, a Stracadon ci è nato e racconta le memorie di questo luogo che fino agli anni Sessanta contava 36 abitanti distribuiti in cinque famiglie. «Noi eravamo in otto in famiglia e facevamo i mugnai. C’era poi un mulino attivo fino al 1952 dove si produceva il granoturco e l’orzo per tutto l’Alpago. L’economia si è successivamente evoluta e ha costretto la gente a lasciare il paese per andare all’estero, in Svizzera», racconta.
Un’altra grossa difficoltà che ha fatto abbandonare il borgo è stata la difficoltà di accesso: si utilizzavano, infatti, animali da soma per trasportare materiale a causa della strada molto ripida e poco praticabile.
De Battista racconta anche come Stracadon abbia vissuto in prima persona la guerra, quando un tempo gli abitanti furono costretti a portare in campagna tutti i mobili poiché i tedeschi minacciarono di bruciare la borgata, o quando i fienili diventarono letti per i partigiani che vi trovavano riposo la notte.
Questi paesi “fantasma” sembrano apparentemente luoghi inquietanti, dove il silenzio e la natura incolta abitano i ruderi e gli edifici diroccati, ma se ci soffermiamo a guardarli più in profondità, quel silenzio inizia a trasformarsi in storia, racconti e ricordi di chi ci ha vissuto, costituendo vie ed itinerari che ci legano al passato.