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Storie di Musica

l'evoluzione del panorama bellunese

Storie di Musica

l'evoluzione del panorama bellunese

Chi, come me, ha superato abbondantemente le 50 primavere (eufemismo per non dire che abbiamo 60 anni suonati), ritroverà in questo articolo momenti che il tempo può averne sì mitigato il ricordo, ma che possono ricondurre la mente ad un periodo della nostra storia sicuramente più semplice di adesso e ricco di creatività, talento, innovazione, fantasia e chi più ne ha…

Voglio parlare di musica, della musica bellunese e più specificatamente di un periodo storico dove imbracciare una chitarra o saper muovere le mani su una tastiera, non era così semplice o perlomeno non come adesso che ci sono scuole di musica ovunque ma anche l’opportunità di affidarsi al web, con i suoi tutorials, che rendono fruibile a chiunque l’approccio ad uno strumento. Parlo di quando la radio italiana, in un’unica frequenza, trasmetteva, per lo più, musica classica e qualche volta leggera e una televisione, ingessata, sempre in un unico canale, proponeva programmi di intrattenimento che non prevedevano di certo la presenza di quella musica “moderna” che prepotentemente stava invadendo il mondo.
Un periodo dove noi, appassionati di musica, eravamo costretti inizialmente a sintonizzarci su Radio Luxemburgo (dopo le 23,00) o Radio Capodistria con i più fortunati che riuscivano anche a beccare Radio Caroline, per apprendere come si stava evolvendo il gusto musicale giovanile; oppure quando dovevamo organizzare dei viaggi in treno per recarci a Padova o Milano per acquistare i 45 giri che arrivavano dall’Inghilterra o dall’America.
A Belluno i primi dischi di “musica beat” arrivarono nei negozi di RadioPiero, Pezzolla e Burloni e per noi fu l’inizio di un’epoca: la rivoluzione musicale cominciava anche da noi.
Fino a quel momento la “musica dal vivo” era relegata ad esibizioni di orchestrine da “caffè chantant” oppure “complessi musicali” da ballo che si esibivano nei dancing o in “pomeriggi” nei caffè più frequentati. In particolare c’era un’ensemble, il quartetto Jader, formato da validi musicisti che, secondo me, furono gli antesignani e pionieri di un movimento musicale che si stava rapidamente evolvendo. Ceccanti, Secci, Reolon e il mitico Ferruccio Vendramini, questi erano i componenti, si esibivano in tutta la provincia e noi ragazzini eravamo ammaliati nel vederli “adoperare” la batteria, il contrabbasso, la chitarra e il saxofono! Il loro repertorio spaziava dai ritmi sudamericani allo swing, dal ballabile alla canzonetta regalando al pubblico momenti di professionalità musicale davvero invidiabile.

Altro “complesso” di riferimento furono “Le Ombre” che indicherei sicuramente come apripista per il movimento beat provinciale dando l’imprinting per la nascita di tantissime formazioni: i loro nomi erano Sergio Nadalet, Beppo Graziani, Franco Comin e il conosciutissimo Giorgio Fornasier. Da quel momento ci fu un proliferare di gruppi musicali (Koalas, Cardinals, Pipistrelli, BL83, Pioneers, TombStones, Termiti, Sabbie Mobili, Lords ecc.) e di locali dove questi complessi si esibivano tanto che in breve tempo essi diventarono punto di riferimento e di ritrovo per i giovani di allora.

L’elenco sarebbe lunghissimo e sicuramente molti di voi avranno avuto il loro locale dove poter trascorrere i sabato sera e le domeniche pomeriggio oppure effettuare “il giro delle balere” e quindi ecco un elenco dei più “in voga”: la Birreria Pedavena a Belluno (quella sopra il Foro Boario), il Dancing La Pineta di Agordo, il bar Esso di Belluno, il Giardinetto di Trichiana, il Bar Delle Rose a Farra di Mel, Bacchetti a Camolino, il Dancing al Lago di Farra d’Alpago, il Texas e la mitica Nuova Belluno a Cavarzano e ancora, i Casoni, la Baita di Mussoi, il Lambich di Sala, l’Albergo Buzzatti a Bribano, la Rossa (poi divenuta pista per automodelli radiocomandati e solo più tardi pizzeria) e le feste giovanili del sabato pomeriggio alla Carpenada oppure al Bel Sit e poi ancora, bar Sonia di Meano, ai Laghetti di Frassenè, il Posta di Rivamonte, Lanterna di Caprile, alla Cooperativa di Polpet, il bellissimo Kursall di Auronzo e l’originale Night San Felice di Trichiana.

Proprio qui, la seconda formazione delle Ombre (quella con Talamini e Gasperin), si esibì, credo per la prima volta in Italia, nella 24 ore di musica, ovvero suonare ininterrottamente tutto il giorno e tutta la notte! Ancora più avanti ci si trovava al Tabià o al Travo di Feltre, ai Gatti di Sedico, al Dancing di Col di Cugnan, al Dancing al Lago di Farra d’Alpago, al Boschetto di Puos d’Alpago , all’Alba di Tambre e al Babek di Lorenzago di Cadore.

Un continuo peregrinare tra i molti locali che proponevano la musica suonata davvero con l’affermarsi di giovani musicisti che diventavano così “famosi” in provincia creando nel contempo un seguito di fans che procuravano un indotto ragguardevole al settore dei bar e locali da ballo. Poi, con l’avvento dei disk jockey e della musica (finta) campionata, tutti questi locali dovettero chiudere e solo alcuni riuscirono a convertirsi in disco-bar o discoteche, tutto questo con il conseguente impoverimento di interesse per la musica. Sempre meno giovani si impegnavano così nello studio di uno strumento e culturalmente abbiamo dovuto assistere, da metà degli anni ‘70, ad un “appiattimento” creativo foriero di una omologazione che purtroppo persiste ancora ai giorni nostri, interrotto solo per un breve periodo (dal 1985 al 2000) e relegato alla nascita di birrerie o “PUB”, il fenomeno internazionale che anche da noi ebbe un seguito come ad esempio il Pub Casa Rossa di Mel, il Bulldog Pub di Busche o il Paco Pub di Ponte nelle Alpi, la birreria La Locanda di Feltre e Belluno, la Birreria Mezzaterra sempre nel capoluogo o la rinascita della storica Birreria Pedavena di Pedavena solo per citare i più famosi.

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30/06/2024

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