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Camerini al Palasport di Belluno: il concerto del 1978

L'ex dj di Radio ValBelluna99 ricorda l'esibizione di Alberto Camerini, tra scuola milanese e musica libera.

Camerini al Palasport di Belluno: il concerto del 1978

L'ex dj di Radio ValBelluna99 ricorda l'esibizione di Alberto Camerini, tra scuola milanese e musica libera.

Voglio portavi indietro nel tempo, una cinquantina d’anni più o meno e raccontarvi di un evento che pochi ricordano. Il tutto nasce con l’avvento delle “Radio Libere” e, come ho raccontato ne “il Veses” del luglio 2024, a Belluno, nasceva Radio ValBelluna99 grazie all’impegno di alcuni radioamatori tra cui Giancarlo Rova e Serafino De Paris.

Grazie alla mia esperienza come dj e pubblicitario, fui chiamato a dirigere i programmi musicali dell’emittente mentre la parte giornalistica e la redazione fu affidata al compianto Ferruccio Vendramini (lui e la moglie Elena rimarranno per sempre nel mio cuore). Negli studi venivano organizzati dibattiti, interviste, cabaret, programmi musicali, pièce teatrali, intrattenimento con ospiti e tutto quello che ci poteva stare negli spazi di una radio; sentivamo altresì l’esigenza di portare “fuori” la radio promuovendo incontri e manifestazioni e piano piano ci siamo inventati anche questo tipo di attività, tanto che, nella primavera del 1978, organizzammo anche un concerto al Palasport di Belluno! Approfittando che Alberto Camerini aveva appena pubblicato il disco “Gelato Metropolitano” e stava girando per la promozione, lo invitammo a Belluno per un concerto.

Il contesto musicale: la scuola milanese

Va fatta una premessa, contestualizzando il periodo che vedeva l’affermarsi della cosiddetta “scuola milanese”: gruppi e cantautori rappresentavano “l’avanguardia” italiana, musicisti di altissimo livello stavano producendo una musica finalmente fuori dagli schemi di una industria discografica che aveva dovuto da poco piegarsi all’affermazione del nuovo rock e del progressive. Camerini era stato scritturato dalla casa di produzione Ariston in qualità di turnista e chitarrista perché dotato di una ottima capacità tecnica derivante, forse, dalla sua cultura sudamericana. Lui infatti aveva vissuto l’infanzia in Brasile e fu subito ingaggiato per suonare nei dischi di Claudio Rocchi, Simon Luca, Ornella Vanoni, Anna Identici, Fausto Leali e Patty Pravo. Nel 1975 firma un contratto con la Cramps di Gianni Sassi e inizia una stretta collaborazione con diversi musicisti e nello stesso anno diventa chitarrista e produttore del primo album di Eugenio Finardi “Non gettate alcun oggetto dai finestrini”. Collabora spesso e volentieri con un collettivo di musicisti tra cui si trovano i componenti degli Area e così nel 1976 pubblica “Cenerentola e il Pane quotidiano” che vede tra gli altri Patrizio Fariselli alle tastiere e la produzione di Paolo Tofani. Successivamente pubblicherà il secondo LP dal titolo “Gelato Metropolitano” con la produzione proprio di Ares Tavolazzi e Giulio Capiozzo! Quindi gli Area hanno influenzato non poco la produzione di Camerini e nel concerto di Belluno tutta questa creatività è stata espressa alla grande sia dallo stesso Camerini ma anche dai componenti della sua band!

Un concerto memorabile al Palasport

Di concerti – chi mi conosce lo sa – ne ho visti tanti ma mi rimane il ricordo di questo come una delle performance più interessanti e ricca di spunti, un bel momento per la musica italiana finalmente libera da assiomi e schemi consolidati (strofa-strofa-ritornello). Ho avuto modo di parlare a lungo con lui prima del concerto (lo ho “scorrazzato” tutto il giorno in giro per Belluno) e mi ha raccontato cose interessantissime sul movimento milanese e l’evoluzione del mercato musicale: vi consiglio di andare a risentire “Cenerentola e il Pane quotidiano” perché riscoprirete un gran bell’album. In seguito, purtroppo, Alberto Camerini ha scelto una strada musicale che non mi piaceva, ma tuttavia questo non mi toglie il ricordo, l’aver conosciuto un artista vero e di essere stato testimone di un bellissimo concerto in un periodo storico-musicale dove la parola d’ordine era “creare” e non “copiare” come purtroppo succede adesso con l’assurdo fenomeno delle tribute-band o degli “pseudo cantanti” che si esibiscono con basi acquistate sul web spacciandole come loro. L’originalità adesso è merce rara ma, per fortuna, ci rimane la speranza del nuovo rinascimento che arriverà: che deve arrivare!