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Storie di emigrazione

Elsa, balia ad Ancona prima di assistere alla guerra

Storie di emigrazione

Elsa, balia ad Ancona prima di assistere alla guerra

Mio nonno, Abele Bortot, nacque nell’agosto del 1900 a La Stanga di Sedico. Dopo il servizio militare nel 1920, sposa mia nonna, Giulia Mioranza, nel 1924. La prima abitazione è proprio a La Stanga, dove i cugini Bortot gestiscono una fattoria nei pressi dell’albergo. Abele inizia a fare il minatore e da mia nonna avrà sei figli; Clara, Bruno, Elsa, Carlo, Fernanda ed infine Maurizio nel 1946. Vari i traslochi a Oregne, Sartena, Sospirolo capoluogo e infine a Salzan di Santa Giustina verso la fine degli anni 30.

Il lavoro di Abele avviene sempre all’estero; molti anni in Francia, fra i quali sei anni in Algeria e Germania, prevalentemente come minatore ma anche come operaio. Mia Nonna Giulia aveva il suo bel da fare con sei figli, i campi da coltivare ed animali da accudire per incrementare un po’ il bilancio familiare.
Mia madre Elsa Bortot, la terza dei sei figli, è nata nel 1929 a Sospirolo ed ha iniziato a lavorare fin da piccola, come tutti in quegli anni. Nel 1942, a 13 anni, si ritrova ad Ancona con la sorella maggiore Clara a servizio presso una famiglia facoltosa con il ruolo di bambinaia. La sorella era cameriera. L’8 settembre 1943 fa precipitare le cose e la famiglia anconetana, di origine ebraica, è costretta a fuggire. Le sorelle rientrano dunque a Santa Giustina e troveranno lavoro presso una famiglia di Belluno.

Qui avvenne il tragico episodio del marzo 1945, l’impiccagione dei partigiani in quella che oggi si chiama Piazza dei Martiri ed allora era Piazza Campedel e che mia madre mi ha raccontato da testimone oculare. La famiglia presso la quale lavorava abitava proprio in un palazzo che si affaccia sulla piazza. Scapparono tutti giù in cantina all’arrivo dei camion pieni di militari e da quella posizione assistettero all’impiccagione di quei giovani partigiani. Lo ha sempre raccontato con le lacrime agli occhi.

Dopo la guerra, cinque dei sei dei fratelli e sorelle Bortot emigrarono nei dintorni di Milano, prima la sorella più vecchia, poi man mano gli altri quando riuscivano a dare un po’ di accoglienza agli altri. Nacquero così delle belle famiglie di lombardo-veneti, come mi piace definirmi.

Mia madre è mancata del 2009 dopo una vita di lavoro e di dedizione alla famiglia; naturalmente il suo ricordo è ben vivo fra tutti noi. Da quando leggo “il Veses” mi sembra di rendere omaggio ai suoi posti, alla sua giovinezza. Porto nel cuore i paesi e le campagne che ho conosciuto grazie a mia madre e a tutti i parenti, zia e cugini che abitano a Santa Giustina; ciò mi permette di sentirmi un po’ bellunese ed è un onore.

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