Sedico: Giovanni Conz, sfortunato imprenditore

la difficile storia del sedicense che dà il nome all'Associazione Conz

Le prime attività a Sedico e a Belluno

Giovanni, meglio conosciuto come Nani, nacque a Sedico il 28 aprile 1883. Era il figlio più vecchio di Antonio, un benestante venuto anni prima da Cesiomaggiore che in una parte dell’antica Villa Crepadoni in centro a Sedico avviò il famoso albergo Italia. Nani, che iniziò le sue attività facendo il falegname, nel 1907 si sposò con Anna Maria Casoni di Meano che gli darà quattro figli. Nel 1909 il padre gli vendette il terreno dove erano già in fase di avanzata costruzione due fabbricati destinati alla sua attività e abitazione.

Nell’edificio principale (di tre piani) c’erano la sua abitazione, lo studio, due negozi, un magazzino, un’officina elettromeccanica provvista di fucina con doppio focolare e un laboratorio di falegnameria. Le attività principali di Nani Conz erano dunque il commercio, la lavorazione del legno, quella meccanica e la produzione di articoli in ferro (tra cui recinzioni metalliche). Dalla carta intestata di un fattura apprendiamo che vendeva ferramenta, rami, lastre, colori, laterizi, mobili in ferro e che era rappresentante esclusivo per Sedico e dintorni delle Fornaci Venete Riunite.

Durante la prima guerra mondiale, i suoi fabbricati vennero occupati dalle truppe nemiche, le quali durante il rigido inverno 1917-18 li devastarono anche bruciando tutti i serramenti, i pavimenti, le scale e parte della travatura del tetto. A questo punto, donati quei fabbricati per l’istituendo asilo infantile di Sedico, si trasferì a Belluno dove aprì un negozio di ferramenta e un magazzino all’ingrosso di utensili e ferramenta e fece costruire, in via Feltre, vicino alla linea ferroviaria, la sua nuova abitazione e un’officina in cui fabbricava, tra l’altro, cucine economiche, reti metalliche e la ferramenta per rifornire negozi e magazzini. Nel 1920, oltre a Belluno, aveva magazzini anche a Bribano. Il commercio rendeva bene, per cui verso il 1921 fece costruire al di là della ferrovia una piccola fonderia per la ghisa ed ebbe le prime commesse dalle Ferrovie dello Stato (soprattutto ceppi per freni).

La grande fonderia a San Gervasio

Nel 1925, trovati dei soci, l’impresa si denominò Fonderie ed Officine Meccaniche Bellunesi G. Conz & C.. Venne costruita una grande nuova fonderia per la ghisa e altri metalli, nel mentre fu smantellata la piccola fonderia precedente per far posto nel nuovo complesso collegato alla linea ferroviaria (in località San Gervasio, al di là degli attuali binari) anche a delle grandi officine meccaniche. I primi due esercizi finanziari furono contrassegnati da un forte attivo, grazie alle importanti commesse da parte delle Ferrovie dello Stato e di altri enti, per cui l’azienda decise di ristrutturare gli stabilimenti per aumentarne la produttività. A tal proposito acquistò nuove aree e moderni macchinari per le officine, che costrinsero Conz a chiedere ingenti prestiti alle banche. Da quel momento, per tutta una serie di cause, nonostante la produzione continuasse a migliorare (nel 1928 dodicimila fusioni di ghisa, di cui novemila per le Ferrovie dello Stato, con 120 occupati), cominciarono i problemi finanziari. Si lavorava soprattutto per lo Stato le cui commesse erano scarsamente remunerative.

Nel 1929 si decise di ridimensionare l’impresa e di non lavorare più per lo Stato o altri enti pubblici. Si cercarono committenze private (nelle Tre Venezie e nell’Emilia) e una sezione della fabbrica si specializzò nella produzione di cucine economiche, di prodotti per l’agricoltura, di chiusini e altri manufatti: ma non erano mai grossi ordini. Nel 1930 la fonderia fu costretta a cessare l’attività, le banche entrarono in possesso di tutti i suoi averi e Nani Conz emigrò in Africa (anche il fallimento del Credito Veneto, banca di cui era socio e dove aveva investito gran parte di suoi soldi), contribuì al suo dissesto finanziario. Morirà povero nel 1944. Al suo nome è intitolata a Sedico un’associazione, che aiuta i minori e le famiglie in difficoltà nei fabbricati da lui un tempo donati per l’asilo.

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