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Storia della Radio

il brevetto di Marconi risale al 2 luglio 1897

Storia della Radio

il brevetto di Marconi risale al 2 luglio 1897

Se oggi oltre 35 milioni di italiani, secondo gli ultimi dati, ogni giorno ascoltano la radio, lo dobbiamo al genio di Guglielmo Marconi, che il 2 luglio del 1897, a soli 23 anni otteneva a Londra il brevetto per la sua trasmissione telegrafica senza fili. Al giorno d’oggi ci pare più che normale ascoltare parole, musica e suoni che viaggiano attraverso le onde elettromagnetiche, basti pensare quel che è accaduto poi con internet, ma quel che accadde ormai quasi 130 anni fa fu una vera e propria rivoluzione, e forse anche una sfida vinta. Marconi infatti con la sua intuizione batté sul tempo l’inventore russo Aleksandr Popov, che stava lavorando a qualcosa di simile. Un anno prima del brevetto l’inventore bolognese riuscì a trasmettere un suono a due km di distanza, ma nel 1901 quel suono attraversò addirittura l’Oceano Atlantico, dal Regno Unito al Canada.

Da allora la scoperta di Marconi ne ha fatta di strada. E se all’inizio venne usata soprattutto per inviare messaggi di soccorso dalle navi, tra cui il famoso Titanic, già dal 1920 qualcuno cominciò ad utilizzare la radio per fini politici: si cominciarono infatti a trasmettere proclami e discorsi, utilizzo che portò di fatto a un impatto enorme sulla modernizzazione della società sia come strumento di comunicazione di massa e, nei regimi autoritari, come strumento di pura propaganda. Ci volle la prima Guerra mondiale, per far nascere le prime vere e proprie emittenti, simili a quelle che ancora oggi conosciamo: nacquero al di là della Manica e negli Stati Uniti, che nel 1922 ne contava già 187.
Questa diffusione permise alla radio di essere equiparata alla stampa: ascoltando la radio ci si interessava alla vita pubblica e si era informati in tempo reale. Ogni paese si dotò allora di leggi per regolare le radiotrasmissioni, e in Italia si decise per il monopolio di Stato. Fu proprio con il regime fascista che nel nostro paese ci fu la vera e propria ascesa della radio: esattamente cento anni fa veniva infatti fondata l’Unione Radiofonica Italiana. Dalla politica alle cronache sportive il passo più breve: nel 1933 l’amichevole Italia-Germania fu trasmessa per radio. E poi la musica, la radio ne divenne il veicolo privilegiato sia per i concerti che per le canzonette.

Nel 1935 l’americano Edwin Armstrong inventò la radio a modulazione di frequenza (FM), portando a un miglioramento tecnico delle trasmissioni. Negli anni 30 però comparvero anche le prime televisioni che indebolirono la radio nel suo utilizzo. In Italia la nuova rivoluzione radiofonica arrivo a metà degli anni 70, quando il monopolio statale delle trasmissioni fu abolito e nacquero le radio libere, sulla falsariga delle radio pirata che trasmettevano in mare aperto nel Regno Unito. Oggi si fa un gran parlare di radio digitale, di podcast, di streaming, di DAB, ma è sempre lei, la radio, ad accompagnarci nella nostra giornata, a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo. E pensare che parte tutto da un piccolo studio in qualche palazzo di una qualsiasi città di provincia.

LA RADIO DI FINARDI
“E se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace ancor di più, perché libera la mente.“ Così cantava Eugenio Finardi nel 1976 nel brano “La Radio”, scritto con Lucio Fabbri, violino della Pfm e contenuta nell’album “Sugo”, primo disco di Finardi ad avere grande successo di pubblico. E proprio il cantautore sarà in concerto nel pomeriggio di sabato 27 luglio alla Cascina Dolomiti a Cesiomaggiore, per il ciclo di concerti “Dolomiti Arena”.

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31/07/2024

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