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Stefano Berton

Grembiule blua "Bake Off"

Stefano Berton

Grembiule blua "Bake Off"

Consigliamo di leggere quest’articolo di fronte a una bella fetta di crostata. Fa venire l’acquolina in bocca, infatti, pensare al programma “Bake Off Italia” e ai gustosi e straordinari dolci preparati durante le puntate. Ebbene, la decima edizione del programma tv, in onda fino a inizio dicembre su Real Time e sul Nove, profuma anche un po’ di Bellunese. Vive a Castion uno dei concorrenti in gara, Stefano Berton, 44 anni, papà dei gemelli Pietro e Sofia, che si è già fatto notare per la sua abilità culinaria, ottenendo anche in un’occasione il grembiule blu, assegnato al migliore della puntata. Manager di professione, Stefano ha lavorato per diverse aziende, in particolare nel campo del marketing, ed è recentissimo l’impegno nell’avvio di una nuova attività nel settore delle energie rinnovabili.

Prima di arrivare a “Bake Off”, parlaci di te.
«Dopo essermi diplomato all’Itis indirizzo elettronico, ho colto la sfida di entrare come ufficiale di complemento nell’esercito ad Aosta e sono diventato sottotenente degli Alpini, svolgendo il servizio a Vipiteno. La carriera militare però per me era troppo rigida e ho scelto poi un’altra strada. Ho lavorato prima nell’ufficio tecnico di un’azienda bellunese, fino a diventare Project manager e poi dedicarmi al marketing. Sono appassionato di motori e ho potuto seguire tale aspetto anche in campo lavorativo: per una grossa casa motociclistica di Noale, ho potuto seguire la pianificazione del progetto di un prodotto, in questo caso le moto, e ho ricoperto il ruolo di responsabile marketing in una grossa azienda del settore refrigerazione in Alpago fino a provare un’esperienza in un’azienda di più piccole dimensioni nel settore metalli a Borgo Valbelluna, della quale ho contribuito alla crescita».

Arriviamo alla tv. Precedenti esperienze sotto i riflettori?
«Nel 2009 sono stato selezionato a un concorso con la Bmw di Monaco, con il quale ho potuto partecipare al Gs Trophy in Tunisia. Siamo stati selezionati in quattro su duemila concorrenti e ho potuto trascorrere due settimane, tra prove fisiche e di guida, nel deserto del Sahara. Un’esperienza indimenticabile per un appassionato di motori come me».

Dai pistoni a farina e zucchero. Com’è nata la passione per i dolci?
«L’idea è nata da mia figlia Sofia, di 11 anni, che vuole fare la pasticcera nella vita. Dopo aver assaggiato dei panettoni creati da me, mi ha spinto a tentare l’iscrizione, con lei al mio fianco. Alla fine, dopo le selezioni, sono uno dei sedici partecipanti. Non è una passione improvvisa; in realtà sono sempre stato attratto dalla cucina, in particolare dai lievitati. A 14 anni preparavo in casa pane e pizza, cosa che faccio ancora settimanalmente; all’occasione, invece, preparavo torte, magari per compleanni o feste».

Raccontaci del programma tv.
«Premetto che “Bake Off” è in onda e non posso svelare tutto. Le puntate sono state registrate tra maggio e luglio a Villa Borromeo d’Adda ad Arcore, ma alcune sono tuttora inedite. È un’esperienza che spesso paragono alla formazione militare ad Aosta: diversa per temi e tempi, certo, ma altrettanto dura, impegnativa, con le notti passate a studiare, lontano dalla famiglia e con colleghi con cui condividere le fatiche. In ogni puntata (14 in totale) sono previste tre prove: quella creativa- che prevede la revisione di una ricetta della tradizione, ma senza troppi stravolgimenti – ; quella tecnica (viene assegnata una ricetta da comporre senza conoscere prima il risultato finale) e quella a sorpresa. Sinora ho vinto tre prove tecniche -sono stato definito per questo “il re della tecnica” – e un “grembiule blu” nella sesta puntata, dove ho preparato una torta rovesciata croccante, una meringata (che il giudice Ernst Knam ha definito “orgasmatica” con mia grande soddisfazione) e infine la sfida a sorpresa che prevedeva di “ritrarre” sulla torta uno dei giudici. Ho trovato un bel gruppo; con alcuni compagni ho legato forse di più per età e per vicinanza fisica ai banchi durante il programma. Posso assicurare che tutto ciò che si vede è vero, compresi i momenti di stanchezza (rivelati nei “confessionali”) e i tempi, la difficoltà più grande riscontrata, forse normale per i professionisti ma non per un amatore».

Ti servirà per il futuro?
«È una passione che vorrei coltivare, tenendomi in allenamento. Ho portato a casa tante conoscenze grazie alle opinioni dei giudici e gli scambi con i colleghi. Continuerò a preparare dolci per gli amici, ma non escludo la possibilità che diventi un lavoro. Intanto, sto pensando di dare vita a dei momenti, più che di formazione, di condivisione, aperti al pubblico».

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