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Sport oggi e ieri

quando i genitori non si intromettevano

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Sport: quando i genitori non si intromettevano

Sono in macchina e ho la radio accesa, sento che c’è in atto un dibattito molto animato. I conduttori sono in contraddittorio con una signora, che si lamenta del trattamento riservato al figlio dalla scuola di calcio che frequenta. Naturalmente il sottoscritto, essendo coinvolto da una cinquantina d’anni nel mondo dello sport a più livelli e in diverse discipline, segue con attenzione lo sviluppo della diatriba. Siamo alle solite considerazioni, frequenti di questi tempi, sugli interventi dei genitori nelle attività ludiche dei figli. Naturalmente sul tema da tempo si è sviluppato un sacco di discussioni, disquisizioni, pareri e quant’altro. Mi viene spontaneo fare un parallelo con i miei tempi quando con i miei coetanei provavo a fare dello sport.

Chiaramente, una quarantina d’anni fa, non c’erano tante scelte: calcio, calcio e ancora calcio. Per giocare si doveva scappare di casa; pochissimi avevano scarpe da calcio e le scarpe da ginnastica servivano solo per l’attività di educazione fisica a scuola. Le scarpe da calcio me le sono potute permettere solo quando ho cominciato a lavorare, quindi in età adulta, e non vi dico del resto: abbigliamento, borsoni e tutti quegli accessori che oggi, mettendo una quota, le varie società ti forniscono.

Inoltre, non c’era il problema di essere impossibilitati a giocare come invece accade oggi: tutti, anche i meno dotati di qualità tecniche, trovavano posto; poi, andando avanti, chi aveva le qualità emergeva ma, in particolare nei tornei, tutti trovavano comunque posto.

Mi ricordo che al “Torneo Meanito” si iscrivevano anche squadre di soli giocatori “poco dotati”, ma con tanta passione e voglia di giocare e fare un po’ di festa al termine delle partite. Poi pian piano il calcio ma anche gli altri sport hanno subito il fatto di diventare tutti competitivi e, aspetto non certo secondario, si è pure creato il mito del guadagno.
Così negli ultimi due decenni sempre più si sono create le élite, dove le capacità ma pure le raccomandazioni hanno scavato un solco sempre più pericoloso, partendo dalle prime squadre e scendendo giù fino ai settori giovanili.
Allo stato attuale, l’aspettativa dei genitori, che vedono riflesse nei figli le loro mancate realizzazioni, crea situazioni paradossali: sia negli allenamenti, ma per lo più negli incontri ufficiali, si rivelano atteggiamenti che a volte raggiungono livelli da nuovi barbari. A volte i genitori incitano i figli a “menare” gli avversari oppure danno delle indicazioni tattiche, e chi più ne ha più ne metta!

Certo è che la F.I.G.C., nel caso del calcio, ha emanato ancora qualche anno fa un regolamento che prevede il coinvolgimento totale delle rose a disposizione dei tecnici, fintanto che non si arriva alle categorie più impegnative. Anche i tecnici spesso sembrano combattere una battaglia persa con l’intromissione a turno dei vari genitori. Certamente lo sport d’oggi ha perso molto di quel fascino che in passato molti di noi adulti hanno potuto godere. Ma c’è sempre tempo per cambiare per il bene dei nostri figli, genitori di domani.

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