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SOGNI e ILLUSIONI di LIBERTÀ

La detenzione di Patrick Zaki

SOGNI e ILLUSIONI di LIBERTÀ

La detenzione di Patrick Zaki

Sono molto grato per il vostro supporto, sono sicuro che in questi ultimi tre anni mi abbiate pensato almeno una volta e questo ha fatto la differenza. Sarò per sempre riconoscente a questo Paese e a voi per avermi creduto ed essere sempre stati al mio fianco. Le lettere e i biglietti che mi arrivavano dall’Italia erano tantissimi e la mia famiglia li traduceva in arabo prima di farmeli avere, era difficile che entrasse qualcosa scritto in una lingua straniera. L’affetto e la vicinanza che ho sentito in quei mesi sono stati indescrivibili.»

È stata la premessa espressa da Patrick Zaki durante un partecipato incontro. «Sono rimasto in prigione in Egitto per 22 mesi in condizioni molto dure: la cella era molto piccola, non c’era il bagno e dormivo per terra sul pavimento. Potevo uscire dalla cella e camminare solo per un’ora al giorno lungo un tunnel lungo e stretto. Di grande conforto sono stati i libri, mi sono appassionato alla scrittrice italiana Elena Ferrante, ho letto il suo libro “L’amica geniale” e ho coltivato il desiderio di visitare le vie di Napoli descritte nel testo. Grande importanza ha avuto anche l’ascolto della radio, a volte riuscivo a sintonizzarmi alla BBC, più spesso ai canali governativi. Era chiaro, però, che l’intento dei miei carcerieri fosse quello di tenermi il più possibile isolato e lontano dagli avvenimenti esterni in modo da tenermi sotto controllo.

In cella ho cominciato a giocare a scacchi, cosa che non avevo mai fatto prima; in due settimane ho costruito i pezzi degli scacchi con il sapone che mi portavano. Tutto questo per tenermi concentrato e presente a me stesso. L’isolamento è difficile da gestire, pertanto, per non impazzire, ho cercato di creare una routine che mi aiutasse a sopravvivere.»

Il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, 33 anni, torna al Cairo, a casa sua, da Bologna dove sta frequentando un master universitario. Vuole fermarsi qualche giorno, come fa ogni studente che vuole vedere la famiglia. Ma le cose vanno diversamente, viene arrestato all’aeroporto dagli agenti dei servizi segreti egiziani: i capi d’accusa sono stati minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo. In realtà per aver scritto un articolo in cui riportava alcune persecuzioni e discriminazioni subite dalla comunità copta egiziana. La sua detenzione ha suscitato mobilitazioni da parte della società civile in Italia e nel resto d’Europa ed ha ricevuto grande attenzione mediatica per molti mesi.

Questa grande partecipazione, afferma, l’ha notevolmente aiutato all’interno del carcere, dove aveva acquisito un certo potere che gli permetteva di essere di aiuto anche ad altri detenuti. Pur essendo rischioso, Zaki si sentiva in dovere di sostenere chi non aveva nessun altro supporto, esponendosi e chiedendo di salvaguardare i fondamentali diritti dovuti ad ogni essere umano.

Patrick racconta la sua storia nel libro “Sogni e illusioni di libertà”: «Questo libro è una testimonianza formidabile che non lascia indifferenti, va dritto allo stomaco, e dovrebbe farci adoperare perché ingiustizie del genere, che continuano ad accadere nel mondo, non si ripetano più» dice Elisabetta Sgarbi. È un libro che vuole raccontare un’esperienza drammatica dove ansia, paura, incredulità diventano le compagne per lunghi interminabili giorni. Battersi per i diritti umani è rischioso, Patrick Zaki lo sa bene avendolo vissuto sulla propria pelle, ma intende proseguire il suo cammino, più determinato di prima.

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31/05/2024

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