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SCUOLA del LEGNO

a Sedico il passato ed il futuro della falegnameria

SCUOLA del LEGNO

a Sedico il passato ed il futuro della falegnameria

La Scuola del Legno è realtà molto importante per il territorio bellunese e non solo: forma giovani professionalità, unisce tradizione e innovazione, ma necessita anche di politiche di sensibilizzazione verso le nuove generazioni. Ne abbiamo parlato con Michele Talo, direttore del Centro Consorzi di Sedico.

La storia
La Scuola del legno nasce nel 1981, stesso anno della nascita del Centro Consorzi. Se inizialmente la prima veniva gestita dal settore pubblico e dalle Comunità Montane, con il passare degli anni è destino che queste due realtà si incontrino. Infatti, la stessa verrà coordinata interamente dal Centro Consorzi, a causa di un cambiamento significativo a livello nazionale nella gestione degli organi formativi. Numerose sono state le sue sedi, da Sedico a Longarone, da Peron alla ex scuola alberghiera di Sedico, fino a stabilirsi definitivamente nei primi anni 2000 nella zona industriale del Gresal.

La filosofia
Come molte altre zone del bellunese, anche Sedico ospitava storicamente, e ospita tuttora, un importante settore di falegnameria e attività connesse; quella del legno rappresenta quindi un’attività rilevante per il territorio. È molto importante avere in loco una scuola del legno perché questo connota il Bellunese come un territorio in cui il legno è pregnante, fa parte della storia, della vita e oltretutto ha una sua dimensione sostenibile.

Di fatto la lavorazione del legno recupera tre valori ideali: in primis include tutto ciò che è connesso con l’ambiente e la sostenibilità (contatto con la natura), seguito poi dallo sviluppo di una mentalità creativa artistica nella mente di chi lo lavora (continuità sociale nel tempo) e, infine, presuppone la creazione di un sistema legato alle nuove tecnologie e utenze digitali informatiche e applicative nell’ambito della realizzazione.

Due sono i valori principali che caratterizzano la scuola: da un lato abbiamo l’ambito artistico, volto a quelle persone che hanno bisogno di sviluppare la propria creatività tramite la costruzione e la realizzazione di un manufatto che non è solo un oggetto, ma viene anche associato al design, alla scultura e all’intaglio; dall’altro parliamo di un sistema di lavorazione che è tipico del manifatturiero veneto e che riguarda l’utilizzo di nuovi sistemi informatici, il disegno tridimensionale e computerizzato, piuttosto che l’utilizzo di macchine a controllo numerico e attività tecnologiche che, di fatto, consentono di ottenere una professionalità spendibile non solo nel mondo della falegnameria ma in tutto il settore manifatturiero.

Possiamo affermare che “il legno è essere”, riuscendo a catturare la sensibilità di chi lo lavora, il suo pensiero e il suo lavoro perché, come afferma Michele Talo «il lavoro non è lavoro, ma è vita. È importante è che una persona si senta viva anche mentre lavora». Lavorare il legno rappresenta quindi un’attività straordinaria, il recupero di una socialità, di un territorio. Ma non dimentichiamoci che fa parte anche del presente, comportando un’evoluzione in tutti gli ambiti produttivi e lavorativi.

Problematiche
Come in ogni settore, anche questo tipo di attività ha le sue problematiche. I numeri di studenti iscritti sono in diminuzione. Questo sia a causa del periodo pandemico appena vissuto, che non ha permesso attività legate “al fare”, sia a causa di un cambiamento nella mentalità dei giovani stessi. Motivo per il quale è importante avviare anche politiche di sensibilizzazione e di promozione, adeguando la propria offerta alle nuove esigenze dei giovani.

Lavorare nel settore privato comporta grossi investimenti e poco sostegno pubblico, se non quello regionale. La tendenza sarà quella di affidarsi sempre più al sostegno e al cointeresse di aziende private pronte a sovvenzionare un’attività così importante.

Infine, in un mercato che si è affidato sostanzialmente al “mondo Ikea”, nasce il bisogno di proporre un’alternativa al prodotto standardizzato, verso una modernità sempre più attenta a prodotti artigianali, al bisogno di un qualcosa di unico e alla progressione verso la tendenza al bello.

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