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Scritta spregevole a Longano

Uno spunto per parlare di cultura

Scritta spregevole a Longano

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Chiesa di Longano a Sedico

Nel mese scorso, sul muro esterno della chiesa di Longano, è comparsa una scritta con vernice nera, riprovevole sia per lo sfregio all’edificio religioso, sia per il contenuto antisemita, denunciato anche dall’assessore del Comune di Sedico Sebastiano Casoni. Nella frase incriminata si cita, purtroppo, un cognome, Levis, che non ha nulla a che fare con la faccenda. Riguardo alla scritta, una studiosa bellunese, esperta di onomastica che da anni ricerca le origini di tanti nostri cognomi esaminando registri di varie parrocchie e moltissimi atti notarli nei più importanti archivi pubblici e privati, ha fatto delle precisazioni concernenti il cognome Levis.

In passato i cognomi non esistevano: le persone venivano identificate semplicemente dal nome e dalla località di provenienza (ad esempio, Leonardo da Vinci, Lorenzo da Pasa); soltanto i nobili, oltre al nome proprio, indicavano anche il casato (ad esempio Giulio Doglioni, Michele Miari). Gli ebrei furono presenti a Belluno, per fare prestiti su pegno, soltanto dal 1386 al 1519 quando ne furono espulsi per ordine della Repubblica di Venezia.

Gli attuali cognomi derivano da soprannomi (ad esempio Panigàs da passero, Minella dalla quantità di farina che si lasciava al mugnaio in pagamento per la macinazione), dalla zona di provenienza (Cadorin, dal Cadore, Feltrin, dal Feltrino, Budati da Buda-Ungheria), dal mestiere esercitato (Murèr, muratore, Bottèr, bottaio), dai nomi propri (De Toffol, figlio di Cristoforo, Zanvettor, da Giovanni Vittore).
Dalle ricerche effettuate, andando all’indietro fino al medio evo, la ricercatrice ha individuato la derivazione del cognome Levis dal nome proprio Alvise, che nel corso dei secoli si modificò dopo aver perso sia la lettera iniziale che quella finale. Gli ebrei quindi non c’entrano proprio nulla.
La chiesa di Longano è molto antica. Dedicata per secoli a Santa Margherita, patrona delle puerpere, esisteva già nel 1170 quando venne donata coi suoi beni (assieme ad altre nove chiese) dalla proprietaria, la contessa Sofia di Colfosco moglie di Guecellone da Camino, ai monaci arrivati a Follina da Milano a fondare il loro monastero nel 1150. Soltanto verso la fine dell’Ottocento fu dedicata a Santa Lucia, devozione già presente da secoli.

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