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Scherma Storica Dolomiti

viaggio nella tradizione marziale italiana

Scherma Storica Dolomiti

viaggio nella tradizione marziale italiana

Dall’epoca dei duelli cavallereschi è passato qualche anno, questo lo sappiamo tutti. Dove si era soliti portare la spada, ora ci sta uno smartphone, pronto a difendere il nostro onore con qualche messaggio spesso più tagliente di una lama. Tuttavia, nonostante i tempi siano cambiati, tra di noi resta ancora qualche insospettabile spadaccino, che delle armi antiche e delle cultura a esse collegata ne fa la sua più grande passione.

Stiamo parlando di Fioretto Luca Basile – il cui primo nome è una simpatica coincidenza -, maestro di Scherma Storica Dolomiti (ASD), una scuola di arti marziali storiche europee attiva a Belluno, Bressanone, Fiera di Primiero e Bolzano, la quale ha come finalità il recupero, lo studio e la pratica della scherma storica e la sua diffusione nel territorio delle Dolomiti, con l’obiettivo di salvaguardare il valore intangibile e legato alla tradizione dell’arte marziale di tradizione italiana e tedesca. Luca, già specializzato in scherma storica del Rinascimento, studia all’Accademia Nazionale di Scherma, dove oltre al percorso sportivo, si lavora anche sulla scherma storica e artistica. Un’area di studi quest’ultima che trova applicazione anche nel mondo del teatro e dello spettacolo, per le coreografie di combattimento, le armi e i vestiti di scena.

Le attività della scuola si muovono su diversi filoni, tra loro strettamente correlati. Innanzitutto, lo studio della trattatistica italiana e tedesca del Rinascimento e della prima età barocca, analizzata attraverso diversi autori di riferimento, in particolare Vincentio Saviolo e Joachim Meyer. Poi, la pratica delle arti, attività che permette agli allievi di divertirsi e mettersi alla prova nel rispetto dei compagni, e che intende andare oltre il recupero di una forma perduta di combattimento, studiandone e applicandone i principi per una maggiore comprensione motoria e psicologica. Infine, il combattimento agonistico. «Usiamo riproduzioni di armi da sala del ‘500-‘600, con la punta arrotondata e la lama non affilata: la spada a una mano, all’italiana o alla tedesca, sia da sola che in abbinamento a pugnale, brocchiero (un piccolo scudo) o cappa (un mantello corto, detto anche ferraruolo, utile per proteggersi da azioni di punta)» spiega Luca. «Lavoriamo moltissimo sulla coordinazione a corpo libero per la combinazione dei movimenti con arma combinata. Poi c’è la spada a due mani, le armi in asta o inastate, come l’alabarda, la lancia, il bastone lungo. Il dussack è una sciabola tipica dei territori di lingua tedesca, presente però anche nel nostro territorio con il nome di storta o coltella.»

Una scuola nata da pochi anni, ma che ha già ottenuto dei successi sportivi in competizioni nazionali. L’anno scorso agli Assoluti del campionato italiano un 2° e un 4° posto in spada e brocchiero maschile, e due 4i posti in spada e brocchiero e spada e pugnale femminile. «Insegniamo a usare strumenti che potenzialmente possono fare male, anche se non tagliano, quindi è per noi di primaria importanza il rispetto per l’altro, il rispetto ferreo delle regole e l’uso delle protezioni» conclude il maestro.

Un po’ di storia
Il duello d’onore viene proibito per legge un po’ ovunque nella prima metà del ‘500, ma i documenti dimostrano che la tradizione fatica a eradicarsi fino agli anni ’60 del ‘900. «Da un’analisi presso gli Archivi di Stato di Belluno, ho trovato un solo duello dichiarato come tale nel bellunese dopo la proibizione, ad Agordo nel 1591. Molte sono invece le risse documentate in cui venivano utilizzate ogni sorta di armi» spiega Luca.

La spada è storicamente un’arma legata ai valori cavallereschi e all’etica del gentiluomo, che deve essere integerrimo e non utilizzarla per futili motivi, quindi per la difesa dei più deboli, del proprio principe o per gravi questioni d’onore. Inizialmente portate solo dai nobili, si espandono con la crescita della borghesia. Tutta la popolazione possedeva però delle armi, come la storta, o coltella, che i contadini usavano per regolare i conti con i loro rivali in amore, come ci racconta Cesare Vecellio nella sua opera “Habiti antichi et moderni” del 1590.

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