800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Santa Maria del Prato

Santa Maria del Prato

Procedendo su via Castaldi, incontriamo sulla sinistra il Parco della rimembranza, imbocchiamo così via Cavour per raggiungere l’unico elemento architettonico sopravvissuto fino a noi: l’arco della casa del Castaldo. Il convento di Santa Maria del Prato sorge nel XIII sec. nei pressi dell’importante chiesa omonima, nella quale si conservavano non solo epigrafi funerarie e tombe, ma anche importanti opere d’arte poi ricollocate in altre chiese della città.

L’ordine religioso che abita il convento è quello dei frati francescani conventuali, quelli del convento di Sant’Antonio da Padova.
L’importante ordine mendicante in città offriva ospitalità ai viandanti e cure agli ammalati. Il convento nel corso degli anni si allarga grazie a donazioni o lasciti testamentari che permettono di aumentare la disponibilità di accoglienza di viandanti e malati con nuove stanze.

Forse per la sua posizione, la più lontana sud dal centro, sicuramente per l’ospitalità delle truppe nemiche, riesce a salvarsi dall’incendio rovinoso del 1510 che colpisce l’intera cittadella murata e l’area del Duomo. Nel XVII secolo qui vive, studia e lavora il frate Antonio Cambruzzi, considerato il padre degli storici e della storia di Feltre, di cui l’anno scorso si sono ricordati i quattrocento anni dalla nascita. Questo frate conventuale non solo divenne ministro provinciale, ma risulta importante per gli studi e le fonti che gli hanno permesso di redigere il suo più importante lavoro sulla storia di Feltre. Verso la metà del XVIII secolo il convento viene soppresso dalla Repubblica Serenissima di Venezia; sebbene i padri conventuali non avessero subito lasciato il convento, l’ospedale venne immediatamente trasferito nel convento degli agostiniani di Ognissanti.

Tra i frati conventuali che abitarono le celle del convento si ricorda anche San Giuseppe da Copertino, ora venerato a Cosimo, divenuto patrono degli studenti. Nel corso dei secoli questo convento divenne non solo un centro caritatevole per pellegrini e ammalati, ma anche un centro culturale, un cenacolo di storici, studiosi e artisti. È possibile che questo simposio fosse promosso dalla scuola di Santa Maria del Prato che si costituisce all’interno del complesso conventuale. Dopo la soppressione e l’allargamento del nucleo cittadino, si procede con la demolizione per far spazio alle nuove arterie stradali e infine alla ferrovia con la stazione.

Di questo complesso conventuale così importante per la città resta, come si accennava all’inizio dell’articolo, l’arco del portale di ingresso alla casa del Castaldo.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.

Questo articolo sarà disponibile per la lettura online a partire da

30/06/2024

VUOI LEGGERLO SUBITO?

Corri in edicola ad acquistare l’ultimo numero de “il Veses”