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Santa Giustina, il posto giusto

nella seconda vita di Paolo Da Tos

Santa Giustina, il posto giusto

nella seconda vita di Paolo Da Tos

Andare a letto la sera con un normale “mal stare”; svegliarsi in piena notte di soprassalto, riscontrando che le gambe sono immobilizzate e non rispondono a nessun impulso, è stato una situazione davvero drammatica anche per una persona tosta come Paolo Da Tos.

Di professione cuoco, Paolo, nato e residente ad Alleghe (Alìe), aveva appena concluso anticipatamente la stagione invernale nel rifugio dove lavorava, causa Covid; era la fine di marzo 2020. Corsa all’ospedale di Agordo, poi Belluno. La Tac è impietosa: ischemia midollare!

I referti sono trasmessi all’ospedale di Treviso. Risposte non confortanti, inutile spostare il paziente in quanto non operabile: trattasi di paraplegia, dal bacino in giù gli impulsi nervosi non passano. Paolo intanto non sente più la gamba destra, la sinistra non ha sensibilità anche se qualche movimento riesce a farlo. Una mazzata terribile.

«Il primo giorno non mi rendevo conto di quello che mi era capitato e non immaginavo affatto il mio domani, questo perché tutto era in evoluzione, anche se mi rendevo conto che via via stavo peggiorando. Il momento più demoralizzante è stato la sera quando mi accorsi che stavo completamente perdendo la gamba sinistra; dopo qualche ora era un blocco di marmo senza nessuna sensibilità. I medici e gli infermieri non mi nascosero affatto che non sarei guarito, ma che con il tempo avrei potuto, con l’aiuto della fisioterapia, migliorare la deambulazione e riottenere una certa autonomia».

LA REAZIONE
«Da quel momento ho deciso che dovevo reagire, prendendo coscienza del mio stato e, sapendo di aver causato uno shock a mia moglie e a mia figlia, ho cercato di dar loro coraggio, con un atteggiamo il più proattivo possibile». Paolo viene trasferito al “San Bortolo” di Vicenza reparto terapia intensiva terzo livello, il massimo in materia di riabilitazione. «Alleghe è un bellissimo posto per villeggiatura, normale per la vita di tutti i giorni, non certo per uno nelle mie condizioni: vivere in pendenza sarebbe stato un grosso problema». Tutta la famiglia si è messa dunque a cerare una soluzione nella parte “piana” della provincia, dal Mas-Peron in giù. Serena e la figlia Giada verificano diversi appartamenti, fino a trovare quello giusto a Santa Giustina nel complesso “Ibis” di via Casabellata, fronte piazza Maggiore, nella parte sinistra del Veses.

IL LUOGO GIUSTO
L’appartamento è in centro, una costruzione nuova quindi con l’ascensore, un unico ampio ambiente all’ingresso di sala-cucina, con porte larghe da poter girare con comodità, quasi quanto il suo gatto Bengj! «Io ero ancora in ospedale, ma iniziai a valutare le opportunità che offriva Santa Giustina; pensai alla palestra, alla piscina, ai grandi spazi, al traffico che è solo nella statale perché le strade interne non sono molto trafficate. Appena arrivato, essendo ancora chiuse piscina e palestra, sono partito alla scoperta del territorio facendo lunghe passeggiate, spingendo a braccia la carrozzina per tenermi in allenamento. Sono arrivato per strade interne fino a San Zenon, paese d’origine di mia moglie! Anche l’attraversamento della statale non è un problema: la passerella sotto il ponte del Veses e il semaforo a chiamata davanti al municipio mi permettono di attraversare in sicurezza. Così io riesco a muovermi e sfruttare tutti i servizi come i supermercati per fare la spesa giornaliera. Qualche ostacolo qua e là lo trovo, ma per ora nulla di insormontabile».

LA CORDIALITÀ DELLE PERSONE
«Da subito ho notato la cortesia delle persone. Mi ha emozionato che i ragazzi giovani, specie gli adolescenti, mi salutavano per primi e cordialmente». Nonostante il periodo di pandemia, Paolo non ha avuto difficoltà ad inserirsi e a socializzare nel nuovo paese. «È pur vero che girando in carrozzina per il paese desto un po’ di curiosità e forse anche questo aspetto paradossalmente mi ha aiutato a conversare con tutti». Paolo è una persona molto aperta, ha un carattere socievole grazie anche alla sua attività professionale e al suo passato nel bar di famiglia.

LA CHIAVE DELLA RIVINCITA
«Non volevo essere di peso agli altri, a mia moglie a mia figlia; il mio obiettivo era non essere un problema per gli altri. Io sono ottimista (con una cadenza tipicamente “gnassa” ripete: “prima de se fasà la testa bisogna se la rompe”, ndr) e poi cerco di darmi da fare per mantenere il più possibile quel piccolo grado di autonomia che ancora riesco ad avere attraverso la muscolatura delle braccia che adesso sono le mie nuove gambe, anche se per molte cose devo essere accompagnato».

Complimenti Paolo, sei proprio un esempio: hai saputo incredibilmente reagire alle avversità. Ridendo conclude: “Adesso faccio la bella vita”.

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